Cipro, presidenza mediterranea che vuole giocare in una categoria superiore
Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
L’analisi del giorno è dedicata a Cipro, che dal primo gennaio ha assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. David spiega che l’ambizione della presidenza cipriota è di giocare in una categoria superiore alle sue dimensioni, sfruttando la sua posizione geografica, per proiettare l’Ue verso il Medio Oriente e il Golfo, fino all’INdia.
Nelle brevi del giorno ci occupiamo delle minacce di Trump contro la Groenlandia: la Danimarca ha inviato rinforzi in attesa di alleati della Nato. Ursula von der Leyen ieri ha presentato il pacchetto legislativo per il prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina. La presidente della Commissione sarà costretta ad affrontare la quarta mozione di censura in sei mesi, questa volta per l’accordo con il Mercosur.
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Cipro, presidenza mediterranea che vuole giocare in una categoria superiore
Di David Carretta
Cipro ha assunto dal primo gennaio la presidenza semestrale del Consiglio dell’Ue. Piccola isola di appena un milione di abitanti, entrata nell’Unione europea nel grande allargamento del 2004, con una parte del suo territorio occupata dalla Turchia, la Repubblica di Cipro ha un’ambizione grande per i prossimi sei mesi: allargare le priorità dell’Ue per ricalibrarle verso il Medio Oriente, ma non a discapito dell’Ucraina. La geografia conta. Guardando la mappa dell’Ue, Nicosia è la capitale più distante da Bruxelles. Il governo cipriota è stato costretto a fare un contratto speciale con una compagnia aerea per garantire cinque voli a settimana verso la capitale dell’Ue durante la presidenza. Ma, nella geopolitica, una posizione geografica periferica può trasformarsi in un atout. Cipro è più vicina al Medio Oriente e al Golfo. Può vantare una profonda conoscenza e relazioni uniche con alcuni paesi chiave di queste regioni, come Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Israele. Aspettative una presidenza mediterranea che guarda fino... all’India.
Gli ultimi giorni del 2025 e i primi del 2026 ricordano quanto il Medio Oriente “è una regione molto turbolenta. Tutto è messo in discussione”, spiega il ministro della Difesa, Vasilis Palmas, che il Mattinale Europeo ha incontrato con un gruppo di giornalisti in un viaggio organizzato dalla presidenza cipriota dell’Ue. Le rivolte in Iran e la repressione da parte del Regime sono “molto preoccupanti”, dice Palmas. “Come Repubblica di Cipro e membro dell’Ue cerchiamo di giocare un ruolo costruttivo riguardo ai problemi dell’area”.
L’elenco delle crisi in corso è molto ampio. Gaza e la sua catastrofe umanitaria sono a meno di 250 miglia marine da Cipro. Il Libano rimane instabile e in crisi economica. La guerra civile in Yemen si è appena riaccesa. La cacciata dei curdi da Aleppo dopo l’offensiva delle forze governative del leader sunnita Ahmad Al Shaara mostra quanto sia fragile la transizione in Siria. Gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso continuano a pesare sul traffico marittimo verso l’Ue.
“Geograficamente siamo molto vicini a alcune di queste crisi”, dice il ministro degli Esteri, Costantinos Kombos. “Siamo anche molto vicini alla guerra dell’Ucraina per la nostra esperienza, che è molto simile. Essere vittima di un’aggressione da parte di un vicino più grande”. L’Ucraina rimarrà la priorità delle priorità nel semestre di presidenza cipriota. Ma un’altra priorità sarà di “rafforzare relazioni con i paesi della regione, del Medio Oriente e del Golfo”, dice Kombos.
I leader dei 10 paesi della regione saranno invitati a sedersi con i capi di Stato e di governo dell’Ue in un Consiglio europeo informale che si terrà ad aprile. Il porto di Limassol è diventato un hub per la fornitura di aiuti umanitari per Gaza attraverso il corridoio marittimo “Amalthea” (personaggio della mitologia greca considerato come la fonte di nutrimento di Zeus infante). Cipro è anche diventato un hub per le evacuazioni degli occidentali ogni volta che scoppia una crisi nella regione e fino in Sudan.
Riportare l’Ue in Medio Oriente e nel Golfo non è solo una questione geopolitica. “In termini di competitività ed espansione economica dell’Ue questi sono partner potenziali che possono riempire parte del vuoto creato dagli Stati Uniti nell’ultimo anno” con la politica dei dazi di Trump, spiega Kombos. Il Medio Oriente nel senso più ampio non è solo una regione di crisi su cui bisogna mantenere l’attenzione, ma anche una regione di opportunità, se si guarda alla demografia, ai numeri economici, alla tecnologia e alle risorse energetiche”, dice il ministro degli Esteri. Conversando con i giornalisti, Kombos cita più volte due partner che geograficamente non possono essere categorizzati come mediterranei: gli Emirati Arabi Uniti e l’India, con cui la Commissione sta negoziando un accordo di libero scambio.
“Cipro spesso viene definita come uno dei piccoli stati membri. E’ corretto”, ma “la nostra dimensione e la nostra posizione geografica è dove sta la nostra forza”, dice il viceministro per gli Affari europei, Marilena Raouna. L’ambizione è di “giocare in una categoria diplomatica superiore al nostro peso nel Mediterraneo orientale. Come Stato membro che conosce l’importanza della regione e la comprende profondamente, abbiamo una relazione di fiducia unica”, spiega Raouna. “In questa regione Trust è la merce di maggior valore. Non si costruisce in un giorno”. Dal fallimento delle primavere arabe del 2011, l’Ue si è invece distinta per la sua assenza.
La presidenza orientata verso il Mediterraneo orientale e oltre sarà a spese dell’Ucraina? “La risposta è sempre stata chiara: no”, dice Kombos. “La prima questione che dobbiamo affrontare collettivamente è l’Ucraina”. Ma Cipro vanta relazioni eccellenti con Egitto, Giordania, Emirati e contemporaneamente Israele, spiega il ministro degli Esteri. “E’ il risultato della storia e della geografia e delle relazioni diplomatiche che sono maturate”. Kombos insiste anche sulla necessità dell’Ue di proiettarsi dove i suoi interessi sono danneggiati.
Un esempio è il Mar Rosso, dove gli Houthi prendono di mira le navi occidentali, ma non quelle di Russia e Cina. Il premio assicurativo per le imbarcazioni europee è passato dallo 0,4 all’1 per cento del valore delle loro navi. Quello per russi e cinesi è sceso allo 0,34 per cento. “E’ un angolo morto” del regime di sanzioni dell’Ue contro la Russia, spiega Kombos. Anche se gli attacchi non hanno successo, “il fattore paura” ha “un impatto sulla libertà di navigazione”.
“Siamo lo Stato membro che quando parla di importanza di rispettare il diritto internazionale, integrità territoriale, sovranità e indipendenza, che sia su Ucraina o il Regno di Danimarca, parla per esperienza di prima persona”, dice Raouna. Con l’occupazione della Turchia, “abbiamo vissuto oltre 50 anni di violazione del diritto internazionale”, sottolinea la vice ministra per gli Affari europei. “Questo ci dà una prospettiva unica e una sensibilità speciale quando si tratta di Ucraina”.
Dopo la crisi finanziaria del 2012-13 – avvenuta sotto la precedente presidenza del Consiglio dell’Ue – e a seguito dell’invasione dell’Ucraina, la Repubblica di Cipro si è lanciata nel disaccoppiamento dalla Russia: quasi 43 mila società di comodo e 130 mila conti bancari russi sono stati chiusi. Tra il 2015 e il 2024, i depositi russi sono calati dell’87 per cento e ora rappresentano solo l’1,5 per cento del totale. Il turismo russo si è quasi azzerato. Secondo Kombos, anche la difesa si è disaccoppiata da Mosca. “Eravamo fortemente dipendenti per gli acquisti dal mercato russo. Questo è finito. Non solo per gli acquisti, ma anche per la manutenzione”, spiega il ministro degli Esteri.
Storicamente neutrale, ora la Repubblica di Cipro ambisce a entrare nella Nato, ma si scontra con il veto della Turchia. Uno scandalo sulle spese di campagna elettorale che tocca il presidente Nikos Christodoulidīs viene attribuito da alcuni funzionari a un attacco ibrido preparato “da tempo” dalla Russia ed eseguito per danneggiare la presidenza dell’Ue.
La frase
“La Russia deve comprendere che il freddo non l’aiuterà a vincere la guerra”.
Volodymyr Zelensky.
L’Ue e Trump
Trump chiede a Rutte di lavorare per annettere la Groenlandia alla Nato - Un nuovo messaggio sul social Truth, una nuova minaccia agli europei. Donald Trump pretende che la Nato lo aiuti ad annettersi la Groenlandia, in quella che rappresenta una sfida per Mark Rutte, il segretario generale dell’Alleanza, che ha fatto del servilismo la sua strategia nelle relazioni con il presidente americano. “La Nato dovrebbe aprire la strada per farcela avere”, ha scritto Trump su Truth, prima dell’incontro a Washington tra il vicepresidente JD Vance e i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia. “La Nato diventa molto più formidabile e efficace con la Groenlandia nelle mani degli Stati Uniti”, ha aggiunto il presidente americano
Missione danese alla Casa Bianca per constatare i disaccordi – “Il nostro obiettivo era raggiungere un consenso” su come migliorare la sicurezza della Groenlandia, ma “permangono disaccordi fondamentali”, ha commentato il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen durante una conferenza stampa con la sua omologa groenlandese Vivian Motzfeldt, al termine del loro incontro alla Casa Bianca con il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance e il loro omologo americano Marco Rubio. “Abbiamo concordato di non essere d’accordo”, ha riassunto Rasmussen. L’obiettivo dell’incontro era comprendere le richieste americane rivolte alla Danimarca in materia di sicurezza in Groenlandia, “nonostante il significativo rafforzamento della sicurezza già realizzato”. La Danimarca esaminerà la possibilità di tenere conto delle preoccupazioni del presidente statunitense, nel rispetto delle linee rosse del Regno di Danimarca, ha assicurato Rasmussen. “Non so se ciò sarà fattibile”, ha tuttavia precisato il ministro danese. Un gruppo di lavoro congiunto sarà incaricato di esaminare le “preoccupazioni degli Stati Uniti in materia di sicurezza”. Le prese di posizione e le immagini pubblicate dal presidente Donald Trump sui social media durante la riunione lasciano intravedere l’entità delle difficoltà.
La Danimarca schiera un comando avanzato, in attesa dei soldati degli alleati - Confrontata alle minacce di Trump, la Danimarca ha inviato in Groenlandia un comando militare avanzato, che deve preparare il terreno all’arrivo di altri soldati non solo danesi, ma anche di alcuni paesi alleati. Ufficialmente la decisione è stata presa per rafforzare la sicurezza dell’Artico sotto l’ombrello della Nato. E’ un modo per cercare di convincere Trump che la Danimarca e gli europei fanno sul serio in questo campo. “Il governo della Groenlandia e il Ministero della Difesa danese hanno deciso di proseguire con l’intensificazione delle esercitazioni delle Forze Armate danesi in Groenlandia, in stretta collaborazione con gli alleati della Nato”, si legge in un comunicato del governo danese. “La presenza militare in Groenlandia e nei suoi dintorni sarà ampliata, in stretta collaborazione con gli alleati della Nato. L’obiettivo è quello di addestrare le forze armate a operare nelle condizioni uniche dell’Artico e di rafforzare la presenza dell’alleanza nell’Artico, a vantaggio della sicurezza europea e transatlantica”. Il ministero della Difesa danese ha specificato che la presenza militare riguarda anche i dintorni della Groenlandia e comprenderà “aerei, navi e soldati, anche di alleati della Nato. “Le attività dell’esercitazione nel 2026 potrebbero includere la protezione delle infrastrutture critiche, l’assistenza alle autorità locali della Groenlandia, inclusa la polizia, l’accoglienza di truppe alleate, lo schieramento di aerei da combattimento in Groenlandia e nelle zone limitrofe e lo svolgimento di operazioni navali”.
La NATO rafforza la sua presenza militare in Groenlandia per proteggerla da Trump – Il governo groenlandese e il Ministero della Difesa danese hanno confermato ieri il rafforzamento della presenza militare in Groenlandia e nelle aree circostanti con aerei, navi da guerra e truppe, comprese quelle degli alleati della NATO, nei prossimi mesi. “L’obiettivo è sviluppare le capacità operative nelle specifiche condizioni artiche e consolidare la presenza dell’Alleanza nell’Artico, contribuendo così alla sicurezza europea e transatlantica”, ha precisato il Ministero della Difesa danese.
Forze svedesi, norvegesi, tedesche, britanniche e francesi in Groenlandia – Ufficiali delle forze armate svedesi sono arrivati in Groenlandia “su richiesta della Danimarca”, ha annunciato il primo ministro svedese Ulf Kristersson. Fanno parte di un contingente composto da rappresentanti di diversi paesi alleati. Insieme, stanno preparando le prossime fasi dell’esercitazione danese “Operazione Endurance Artica”. Nella serata di ieri anche Norvegia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Francia hanno annunciato l’invio di loro soldati nel territorio sotto sovranità danese minacciato da Trump. In alcuni casi la presenza è simbolica, ma politicamente importante. I soldati tedeschi saranno tredici. Il Regno Unito ha deciso di inviare un solo ufficiale.
Macron mette in guardia Trump da conseguenze a catena – “Se la sovranità di un paese europeo e alleato fosse colpita, le conseguenze a catena sarebbero senza precedenti”, ha avvertito ieri il presidente francese Emmanuel Macron, citato dalla portavoce del governo francese. “La Francia segue la situazione con la massima attenzione e agirà in piena solidarietà con la Danimarca e la sua sovranità”, ha aggiunto la portavoce. L’avvertimento è chiaro. “Non sottovalutiamo le dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia”, ha sottolineato Macron. Le intenzioni di Donald Trump, in particolare sul territorio autonomo danese, “devono ormai essere prese molto seriamente”, ha affermato il primo ministro Sébastien Lecornu davanti ai parlamentari francesi.
Geopolitica
La Commissione presenta il prestito da 90 miliardi all’Ucraina con debito comune - Dopo la decisione politica dei capi di Stato e di governo il 18 dicembre, ieri la Commissione ha formalmente presentato il pacchetto legislativo per fornire all’Ucraina un prestito da 90 miliardi di euro, finanziato con debito comune, per permetterle di continuare a difendersi di fronte all’aggressione della Russia. Vladimir Putin “non mostra alcun segno di attenuazione, alcun segno di rimorso, alcun segno di ricerca della pace”, ha detto Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione ha annunciato che due terzi del prestito (60 miliardi di euro) andranno agli acquisti militari, mentre l’altro terzo (30 miliardi) sarà destinato al sostegno diretto al bilancio di Kyiv. “Con l’assistenza militare, l’Ucraina potrà continuare a resistere alla Russia con forza e potrà integrarsi in modo più stretto nella base industriale europea della difesa”, ha detto von der Leyen. Ora inizia la corsa contro il tempo per approvare il pacchetto legislativo. Per permettere a Kyiv di ricevere i primi fondi in aprile, gli Stati membri e il Parlamento europeo devono dare il via libera entro i primi giorni di marzo. “E’ molto importante rafforzare i nostri guerrieri ora”, ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dopo un’altra notte di bombardamenti russi.
3-4 miliardi di euro l’anno a carico dei contribuenti di 24 Stati membri - Un primo passo è stato fatto la scorsa settimana, quando gli ambasciatori degli Stati membri hanno autorizzato l’emissione di debito comune a favore dell’Ucraina attraverso una cooperazione rafforzata. Il costo del prestito sarà sostenuto dagli Stati membri (anche se c’è una remota possibilità che dal 2028 intervenga il bilancio dell’Ue): 3-4 miliardi l’anno in interessi e spese amministrative, secondo le stime della Commissione. Ma tre paesi - l’Ungheria di Viktor Orban, la Slovacchia di Robert Fico e la Repubblica ceca di Andrej Babis - hanno rifiutato di contribuire. Di qui la necessità di ricorrere alla cooperazione rafforzata, una soluzione innovativa che potrebbe essere usata per emettere debito comune anche in altri settori. Von der Leyen si è mostrata scettica. La cooperazione rafforzata “non dovrebbe, e certamente non dovrebbe essere una procedura standard. La procedura standard è il bilancio a 27 insieme”, ha detto la presidente della Commissione. Von der Leyen in novembre aveva escluso che il finanziamento dell’Ucraina sarebbe stato a carico dei contribuenti europei. Era una delle ragioni a favore dell’uso degli attivi sovrani russi. Ieri ha riconosciuto che “si tratta di una grande quantità di denaro”. Ma “questi investimenti producono un ritorno: creano posti di lavoro, creano ricerca e sviluppo” nell’Ue, ha detto von der Leyen.
L’incognita della preferenza europea per gli acquisti di armi - L’Ucraina ha bisogno di circa 135 miliardi per il 2026 e 2027. Il prestito dell’Ue consentirà al Fondo Monetario Internazionale di intervenire con un nuovo programma da 8 miliardi di dollari. Il resto dovrebbe essere coperto da altri alleati di Kyiv. Uno dei temi che rischiano di ostacolare l’approvazione del prestito da 90 miliardi è la “preferenza europea” per gli acquisti di armi. Zelensky ha chiesto esplicitamente di non mettere limiti, perché l’Ucraina ha bisogno delle armi americane, in particolare i Patriot per la difesa aerea. Ma nelle discussioni preliminari la Francia ha già sollevato obiezioni. “I fondi saranno utilizzati per l’acquisto di equipaggiamenti, principalmente dall’Ucraina e dall’Ue. Ma se questi approvvigionamenti necessari non fossero possibili in questa regione o nei tempi dovuti, potrebbe essere occasionalmente possibile acquisire l’equipaggiamento anche al di fuori dell’Ue”, ha detto von der Leyen. La Commissione ha previsto una serie di deroghe e flessibilità che consentono l’acquisto dagli Stati Uniti di armi oggi coperte dal programma Purl, gestito dalla Nato.
Presidenza cipriota
Scandalo di presunta corruzione - Il suo capo di gabinetto si è dimesso, sua moglie ha lasciato l’incarico alla guida di un’organizzazione benefica: la presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue inizia con una grave crisi politica per il presidente Nikos Christodoulides. La scorsa settimana è apparso online un video che mostra il suo capo di gabinetto e altre personalità influenti dell’entourage di Christodoulides impegnati in colloqui con presunti investitori non identificati. Nel video si discute di come comprare un accesso al presidente e favori politici in cambio di donazioni a suo favore o alla fondazione per bambini e giovani in difficoltà, presieduta dalla first lady, Philippa Karsera. Tra le altre cose, un uomo d’affari russo avrebbe utilizzato questo metodo per farsi cancellare dalla lista delle sanzioni dell’Ue contro la Russia. Dopo quattro giorni di silenzio, lunedì Christodoulides ha parlato alla stampa e ha respinto le accuse. “In momenti di crisi come questo, ogni leader, se ha le mani pulite, deve restare calmo. Io sono qui. Prendo una posizione pubblica. Non ho nulla da temere”, ha detto. Ma il danno politico per lui e per il suo governo è ormai fatto. Il capo di gabinetto e cognato del presidente, Charalambos Charalambous, si è dimesso. Lo stesso ha fatto Karsera, che ha lasciato la guida della fondazione dopo forti pressioni politiche, per riguardo verso la sua famiglia, oggetto di violenti attacchi pubblici. Le autorità cipriote hanno avviato un’indagine per determinare l’origine del video anonimo, che resta misteriosa. Il filmato è stato reso pubblico attraverso l’account X di una persona presumibilmente fittizia di nome “Emily Thompson”, che si presenta come “analista indipendente, commentatrice ed educatrice”. L’account è stato creato nel luglio 2022 nel Regno Unito, ma ha iniziato a pagare solo lo scorso dicembre per ottenere la spunta blu, che consente di acquistare una maggiore visibilità sulla piattaforma di Elon Musk. Pubblicamente, il governo sta cercando di presentare la diffusione del video come un’operazione di disinformazione pianificata da una terza parte. “Siamo un paese piccolo e quindi un bersaglio facile. La tempistica non è una coincidenza. Questo è stato pianificato da mesi”, ha dichiarato mercoledì a Nicosia il ministro degli Esteri Constantinos Kombos, durante un incontro con i corrispondenti da Bruxelles in occasione dell’inizio della presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue. “È in corso un’indagine. Allo stesso tempo, non ci faremo distrarre. E in nessun caso la nostra politica estera sarà influenzata da chiunque sia dietro a questi tentativi”.
Il problema dei finanziamenti politici - Questa vicenda illustra un problema fondamentale per l’UE per quanto riguarda il finanziamento dei partiti politici, ha detto al Mattina Europeo Flora Creswell di Transparency International. “Queste tendenze si osservano in tutti i paesi dell’Ue”, ha spiegato Creswell, facendo riferimento allo scandalo che alcuni anni fa ha coinvolto deputati tedeschi accusati di aver accettato tangenti dal governo azero, e al Qatargate, l’affare relativo alle presunte corruzioni di eurodeputati da parte dell’emirato. “Il governo deve prendere la questione sul serio e non limitarsi a indagare sull’origine del video, ma verificare anche se vi sia un fondamento nelle accuse”, ci ha detto Creswell. Questo è particolarmente importante in vista delle elezioni parlamentari del 24 maggio, poiché invierebbe “un segnale forte da parte del governo per ricostruire la fiducia”. Creswell consiglia a Cipro di creare un registro pubblico e accessibile in cui le donazioni politiche siano registrate in tempo reale. Il sistema francese potrebbe fungere da modello, anche per altri Stati membri dell’Ue, aggiunge. Questo consentirebbe ai governi, soprattutto nel periodo cruciale immediatamente precedente alle elezioni, di dimostrare che non esistono flussi finanziari opachi. “Scandali di questo tipo sono un campanello d’allarme per tutta l’Europa. Senza una maggiore trasparenza nel finanziamento dei partiti, esiste un rischio costante che denaro opaco proveniente dall’estero eserciti un’influenza. E una falla in uno Stato membro può avere conseguenze enormi per tutti gli altri”.
Sovranisti
Una quarta mozione di censura contro von der Leyen - Il Parlamento europeo voterà la quarta mozione di censura contro la Commissione di Ursula von der Leyen in sei mesi durante la sessione plenaria della prossima settimana a Strasburgo, dopo che il gruppo di estrema destra dei Patrioti per l’Europa è riuscito a raccogliere le firme necessarie per chiedere di sfiduciare la presidente e il suo esecutivo. Questa volta la ragione ufficiale è l’accordo di libero scambio con il Mercosur, che von der Leyen firmerà sabato in Paraguay dopo aver ottenuto l’autorizzazione dei governi. La Conferenza dei presidenti del Parlamento ha fissato per lunedì 19 gennaio il dibattito, mentre la mozione sarà votata giovedì 22. Il documento è stato sottoscritto da 104 deputati, di cui 76 membri dei Patrioti, 18 del gruppo sovranista ECR e 10 dell’Europa delle nazioni sovrane. I due precedenti tentativi dell’estrema destra di far cadere von der Leyen a luglio e ottobre erano falliti, così come una mozione di censura presentata dall’estrema sinistra. Anche questa quarta mozione di censura farà la stessa fine.
I sovranisti dell’Ecr non firmano la dichiarazione sulla Groenlandia – I leader dei gruppi del PPE, dei Socialisti&Democratici, dei liberali di Renew e dei Verdi ieri hanno firmato una dichiarazione per condannare le minacce di Donald Trump sull’Ucraina. “Il Parlamento europeo condanna inequivocabilmente le dichiarazioni rilasciate dall’amministrazione Trump in merito alla Groenlandia, che costituiscono una palese sfida al diritto internazionale, ai principi della Carta delle Nazioni Unite e alla sovranità e all’integrità territoriale di un alleato della Nato”, si legge nella dichiarazione. “Queste dichiarazioni sono inaccettabili e non trovano spazio nelle relazioni tra partner democratici”. Più che il testo in sé, è da notare l’assenza della firma dei Conservatori e riformisti europei, il gruppo dominato da Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, e dal PiS, il partito nazionalista all’opposizione in Polonia.
Accade oggi
Presidenza cipriota dell’Ue: visita di Ursula von der Leyen e del collegio dei commissari
Commissione: discorso del commissario Hansen all’International Grüne Woche
Parlamento europeo: la presidente Metsola in visita a Vienna
Parlamento europeo: audizione alla commissione speciale Crisi degli alloggi del vicepresidente della Bce, Luis de Guindos
Banca centrale europea: pubblicazione del bollettino economico
Eurostat: dati sulle tasse legate al clima nel 2023; dati sulla produzione industriale a novembre; dati sul commercio internazionale di beni a novembre; domande di asilo in ottobre



