Debito comune per necessità con le coalizioni dei volenterosi
Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
Nell’analisi del giorno, David torna sui risultati del Consiglio europeo del 18 dicembre. Nonostante il fallimento sull’uso degli attivi sovrani russi per finanziare l’Ucraina, i leader hanno concordato una soluzione che potrebbe avere implicazioni molto più ampie per l’Ue: fare debito comune per necessità usando la cooperazione rafforzata.
Nelle brevi del giorno ci occupiamo di Groenlandia e di Iran, due crisi geopolitiche su cui l’Ue appare nuovamente impreparata. Il commissario Andrius Kubilius ha rilanciato il dibattito sull’esercito europeo. Sul fronte commerciale, la Commissione sembra inviare un segnale di pacificazione alla Cina sui dazi sui veicoli elettrici. Nel frattempo è di nuovo scontro tra Donald Tusk e Viktor Orban, dopo che l’Ungheria ha concesso asilo politico a un ex ministro polacco del PiS.
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Debito comune per necessità con le coalizioni dei volenterosi
Di David Carretta
Un fallimento può trasformarsi in un’innovazione di vasta portata? I risultati del Consiglio europeo del 18 dicembre sul finanziamento all’Ucraina sono stati considerati da molti osservatori come deludenti. I leader hanno deciso di garantire il finanziamento dell’Ucraina per i prossimi due anni con un prestito da 90 miliardi di euro, ma non sono riusciti a trovare un accordo per utilizzare gli attivi sovrani russi immobilizzati, come proposto da Ursula von der Leyen e da Friedrich Merz. Le obiezioni del Belgio e la resistenza di Italia e Francia hanno costretto i ventisette a ricorrere a un piano B: debito comune attraverso una cooperazione rafforzata. L’Ue ha salvato la faccia e realizzato il suo obiettivo di evitare una bancarotta dell’Ucraina, ma è stata costretta a una soluzione di ripiego. Tuttavia, secondo responsabili politici e analisti, la decisione del 18 dicembre potrebbe diventare un importante precedente costituzionale. Nel momento in cui l’Ue è confrontata a una carenza strutturale di risorse per finanziare le sue priorità, la cooperazione rafforzata potrebbe diventare il modello per emettere “debito comune per necessità” superando veti e tabù.
La decisione dei capi di Stato e di governo sulle modalità di finanziamento dell’Ucraina “potrebbe incidere sui futuri equilibri costituzionali e geopolitici dell’Ue, segnando un precedente storico, avendo fatto ricorso alla cooperazione rafforzata per la creazione di debito nell’ambito della sicurezza e del sostegno militare”, spiega al Mattinale Europeo Renato Brunetta. Ex ministro del governo di Mario Draghi in Italia, ex eurodeputato del PPE, Brunetta è il presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (l’equivalente del Comitato economico e sociale dell’Ue). L’opzione di utilizzare la cooperazione rafforzata per emettere debito comune segna “un passaggio di portata costituzionale rilevante: unanimità nella procedura, maggioranza nella sostanza. Che sia questo il modello futuro di gestione del dissenso in seno alle istituzioni governative dell’Ue?”, si chiede Brunetta.
Molti esperti di diritto dell’Ue si sono posti la stessa domanda il 19 dicembre. La decisione è “senza precedenti”, ha spiegato quel giorno Alberto Alemanno, professore all’HEC di Parigi. “La cooperazione rafforzata è stata usata una decina di volte per nuovi settori di policy (divorzio, brevetti, tassa sulle transazioni finanziarie) per permettere agli Stati che lo vogliono di andare avanti. Questo è il primo uso per debito sostenuto dal bilancio dell’Ue con una partecipazione selettiva in un debito collettivo”, ha scritto Alemanno. Interrogativo chiave: “Può la cooperazione rafforzata bypassare l’unanimità per decisioni fiscali fondamentali?”.
Per l’Ucraina “la cosa principale è che gli eurobond ora sono generalmente accettati come la soluzione”, ha scritto su Bluesky Joshua Livestro, consulente indipendente per gli Affari europei. Prima della notte del 18 dicembre “tutti pensavano che fosse una opzione ideale ma praticamente impossibile a causa del veto. Ora sappiamo che c’è un modo per lavorarci e una volontà a livello di Consiglio di usarlo in momenti di estrema necessità”.
Il ricorso alla cooperazione rafforzata per il prestito all’Ucraina mostra che l’Ue è ancora in grado di trovare soluzioni creative nell’ambito del Trattato. Di fatto, è l’istituzionalizzazione della coalizione dei volenterosi anche per il “debito comune per necessità”: quello che viene emesso perché non c’è alternativa. Quello per l’Ucraina è “debito per necessità”. Lo sono stati anche il fondo salva-Stati ESM durante la crisi del debito sovrano; il programma Sure per pagare la disoccupazione durante i lockdown del Covid; il grande fondo di NextGenerationEU per la ripresa post-pandemia; il programma Safe per il riarmo.
La nozione di “debito comune per necessità” emerge dai molti discorsi che Mario Draghi ha pronunciato dopo la pubblicazione del suo rapporto sulla competitività. L’ammontare degli investimenti di cui l’Ue ha bisogno un anno fa era stimato a 800 miliardi l’anno. Ora, tenendo conto delle spese per la difesa, è di oltre mille miliardi. Quasi la metà devono essere investimenti pubblici. Il debito comune è una necessità perché “alcuni paesi avranno spazio fiscale, ma non sufficiente”, mentre “altri paesi non hanno spazio fiscale”, aveva ricordato Draghi in un discorso al Parlamento europeo il 18 febbraio 2025. Non c’è alternativa, salvo non fare gli investimenti necessari. “Non potete dire no a tutto”, era sbottato Draghi.
Ursula von der Leyen si è sempre rifiutata di proporre un nuovo strumento di debito comune stile NextGenerationEU. La presidente della Commissione ha risposto agli appelli di Draghi ricordando che il debito va ripagato dai contribuenti e che il bilancio dell’Ue è limitato. Tuttavia nella sua proposta per il nuovo quadro finanziario pluriennale – il bilancio 2028-34 dell’Ue – sono previsti diversi strumenti di debito comune per fornire prestiti d’emergenza agli Stati membri. Il debito comune per fornire sovvenzioni, invece di prestiti, destinati a finanziare progetti comuni europei resta un tabù per von der Leyen.
Anche la soluzione della coalizione dei volenterosi attraverso la cooperazione rafforzata per emettere debito comune è stata indicata da Draghi. Per progetti più grandi in aree che aumentano la produttività (come innovazione dirompente, tecnologie su scala, R&S per la difesa o reti energetiche) “i progressi potrebbero dipendere da coalizioni di Stati volenterosi, attraverso meccanismi come la cooperazione rafforzata”, ha detto Draghi nel suo discorso del 16 settembre alla conferenza organizzata dalla Commissione a un anno dalla pubblicazione del suo rapporto. “Se riusciremo a concentrare i nostri sforzi in questo modo, il passo logico successivo sarà considerare debito comune per progetti comuni, a livello Ue o tra una coalizione di Stati membri”.
La Banca centrale europea è favorevole a coalizioni di volenterosi per il debito comune. Rafforzerebbe “l’architettura finanziaria dell’area dell’euro”, ha detto Philip Lane, il capo-economista della Bce, in un discorso il 9 luglio 2025. “Dal punto di vista della finanza pubblica, è naturale abbinare i beni pubblici europei al debito comune al fine di allineare il finanziamento ai benefici di tali beni pubblici per l’intera area. Oltre alle iniziative a livello di Ue, potrebbe esserci anche spazio per l’emissione congiunta da parte di sottogruppi di paesi membri nel contesto di possibili progetti di investimento condivisi di ‘coalizione dei volenterosi’”, ha spiegato Lane.
Sia il rapporto di Mario Draghi sia quello di Enrico Letta dicono che gli attivi sicuri denominati in euro emessi per finanziare debito comune, sono essenziali per realizzare il mercato unico dei capitali. “Sarebbe fondamentale per la stabilità e l’integrazione dei mercati finanziari e per rafforzare l’innovazione e la crescita nell’intero mercato interno dell’Ue”, dice il rapporto Letta. La decisione sull’Ucraina del 18 dicembre è un “cambio di rotta che non dovrebbe restare confinato alle contingenze storiche, ma potrebbe diventare replicabile”, spiega Renato Brunetta. “Può facilitare il raggiungimento del consenso su molte delle raccomandazioni contenute nei rapporti di Draghi e Letta”. Secondo Brunetta, il modello delle coalizioni dei volenterosi per il debito comune, “pur potendo suscitare le riserve dei puristi del diritto, consente all’Ue di affrontare con realismo politico le proprie sfide”.
La frase
“Questo Parlamento non contribuirà a legittimare questo regime che si è sostenuto attraverso la tortura, la repressione e gli omicidi”.
Roberta Metsola, dopo aver vietato l’ingresso al Parlamento europeo ai diplomatici iraniani.
Geopolitica
Plenković più coraggioso di Rutte sulla Groenlandia – Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ieri si è rifiutato di criticare Donald Trump per le sue minacce alla Groenlandia, negando che ci sia una crisi all’interno dell’Alleanza atlantica a causa del presidente americano. “No, assolutamente no”, ha risposto Rutte a un giornalista che gli chiedeva se ritenesse ci fosse una crisi dato che la sovranità della Danimarca è messa in discussione. Al suo fianco, durante una conferenza stampa a Zagabria, il premier croato, Andrej Plenković, è stato decisamente più coraggioso. “Il messaggio di tutti gli alleati e di tutti i membri dell’Ue è che gli alleati devono rispettarsi a vicenda, compresi gli Stati Uniti”, ha detto Plenković. Rutte, per contro, ha negato divisioni tra i membri dell’Alleanza. “Siamo tutti d’accordo che (l’Articolo) debba essere una priorità”, ha detto il segretario generale: “facciamo la stessa analisi”. La Nato deve “lavorare insieme per assicurare che l’Artico rimanga sicuro e ora dobbiamo discutere i prossimi passi”. Rutte ha anche difeso il suo atteggiamento servile verso Trump. Incoraggiando a spendere di più per la difesa, “penso che Donald Trump sta facendo le cose giuste per la Nato”.
Von der Leyen esclude un inviato speciale dell’Ue per dialogare con Putin – La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, non sembra entusiasta della proposta di Giorgia Meloni di nominare un inviato speciale dell’Ue per i negoziati con Vladimir Putin. La premier italiana ha lanciato l’ipotesi, appoggiando l’idea di Emmanuel Macron di avviare un dialogo con il leader russo. “La pace in Ucraina dipende da una sola persona: Vladimir Putin. A un certo punto serviranno colloqui con il presidente Putin”, ha risposto ieri la portavoce della Commissione. Ma “non ci siamo ancora”. Secondo la portavoce, “purtroppo non vediamo alcun segnale del presidente Putin di essere pronto a impegnarsi in questi colloqui”.
Kallas proporrà nuove sanzioni contro l’Iran – L’Alto rappresentante per la politica, Kaja Kallas, si prepara a presentare nuove sanzioni contro la Repubblica islamica, anche se per il momento è escluso l’inserimento del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) nella lista dei terroristi dell’Ue. “Siamo pronti a presentare nuovi sanzione, sanzioni più severe a seguito della repressione”, ha detto ieri un portavoce del Servizio europeo di azione esterna guidato da Kallas. Una prima discussione tra gli ambasciatori degli Stati membri potrebbe tenersi oggi durante una riunione straordinaria del Comitato politico e di sicurezza. Il portavoce ha ricordato che le sanzioni sono “una decisione che gli Stati membri devono prendere all’unanimità”. Quanto ai Guardiani della rivoluzione sono già sotto un regime sanzionatorio dell’Ue, quello sulle armi di distruzione di massa. Perché non inserirli tra le organizzazioni terroriste, come chiedono (tra gli altri) i Paesi Bassi? “E’ più complicato di un sì o un no. Ed è soggetto all’unanimità degli Stati membri”, ha risposto il portavoce. Tradotto: alcuni Stati membri si oppongono.
Deputati chiedono di espellere i diplomatici iraniani, Metsola vieta loro l’ingresso – La presidente della delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con l’Iran ieri ha chiesto di espellere dall’Ue gli ambasciatori della Repubblica islamica in reazione alla repressione contro le proteste contro il regime. “Nessuna normalità diplomatica con un regime che risponde alle proteste pacifiche con colpi mortali alla testa e interrompe tutte le linee di comunicazione per il suo popolo. Gli ambasciatori iraniani e i rappresentanti ufficiali del regime dovrebbero essere espulsi dall’Ue”, ha scritto Hannah Neumann su X. “Qualsiasi cosa di meno è un segnale di accettazione”, ha sottolineato la presidente della delegazione del Parlamento europeo. L’ambasciata dell’Iran presso l’Ue venerdì ha lanciato un duro attacco contro la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, dopo che quest’ultima ha espresso il suo sostegno per i manifestanti. Ieri Metsola ha annunciato di aver vietato l’ingresso dei diplomatici iraniani al Parlamento. “Non può essere business as usual. Mentre il coraggioso popolo iraniano continua a difendere i propri diritti e la propria libertà, oggi ho preso la decisione di vietare a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran l’accesso a tutti i locali del Parlamento europeo”, ha spiegato Metsola.
Riarmo
Kubilius rilancia il dibattito su un esercito europeo - Il commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, ha rilanciato il dibattito su un esercito per sostituire i 100.000 militari americani dispiegati in Europa, ma è stato subito rimproverato per aver osato uscire dalle sue competenze e dal suo ambito con questa proposta. L’ex primo ministro lituano si limita in realtà a constatare un’evidenza: occorre prendere sul serio le minacce di Donald Trump e, se gli americani dovessero ritirarsi dall’Europa, come sostituire i 100.000 militari statunitensi di stanza nel quadro della NATO? E chi sarebbe in grado di farlo? I tedeschi? I 27 “eserciti bonsai”, per riprendere l’espressione dell’ex Alto Rappresentante dell’UE Josep Borrell? Oppure, come proposto dieci anni fa da Jean-Claude Juncker, Emmanuel Macron e Angela Merkel, costituire una “forza militare europea” permanente di 100.000 uomini?
E viene rimproverato per essere entrato in un ambito riservato – “Andrius Kubilius è un uomo sincero, ma esce dal suo ruolo. Non ha la competenza per impegnarsi su un esercito europeo. Se vogliamo seriamente prepararci al futuro, è “europeizzando” la NATO che i paesi europei faranno un lavoro utile”, ha commentato l’eurodeputata francese Nathalie Loiseau. “Qui non si parla affatto di un esercito europeo, ma di una forza europea permanente (senza quindi perdita di sovranità). Tuttavia Kubilius si spinge un po’ troppo avanti”, ha sottolineato il politologo francese Bruno Tertrais, vicedirettore della Fondation pour la Recherche Stratégique. “Il Commissario Kubilius ha invitato a una riflessione dopo aver individuato le lacune critiche nelle capacità militari europee”, ha spiegato diplomaticamente il suo portavoce. Il dibattito è ormai sul tavolo. La NATO e l’Ue non possono più essere due mondi separati dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Ventitré dei 32 membri dell’Alleanza sono anche membri dell’Ue e alcuni di loro finanziano le loro capacità di difesa nel quadro della NATO grazie ai prestiti europei.
Guerre commerciali
La Commissione prudente sull’applicazione provvisoria del Mercosur – La Commissione non ha voluto esprimersi pubblicamente sulla possibilità di applicare in via provvisoria l’accordo di libero scambio con il Mercosur, senza attendere il voto di consenso del Parlamento europeo. “Il trattato prevede questa possibilità”, ha detto un suo portavoce, sottolineando però che la Commissione privilegia il dialogo con i deputati. “Il Parlamento europeo avrà l’opportunità di votare sull’accordo e sarà il Parlamento europeo a deciderne i tempi”, ha detto il portavoce. “ Abbiamo svolto un lavoro molto intenso con gli Stati membri e stiamo continuando questo lavoro molto intenso anche con il Parlamento europeo. Quindi, l’idea è di ottenere la maggioranza necessaria anche all’interno del Parlamento europeo, in modo da poter davvero ottenere il più ampio sostegno possibile”. Secondo Euractiv, il capo della Direzione generale Commercio della Commissione, Sabine Weyand, ha scritto ai deputati per rassicurarli che ci vorrà tempo per l’applicazione provvisoria dell’accordo con il Mercosur dopo la firma prevista sabato in Paraguay. In effetti almeno uno dei paesi del Mercosur – Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay – deve prima rarificare l’accordo. Weyand non si è assunta impegni su cosa farà la Commissione in seguito.
Verso una pace sui dazi sui veicoli elettrici cinesi? – La Commissione ieri ha pubblicato delle nuove linee guida per gli esportatori di veicoli elettrici della Cina, che intendono presentare offerte di impegno sui prezzi per evitare di continuare a subire i dazi compensativi imposti a seguito di un’inchiesta anti-sovvenzioni. Dopo aver concluso un accordo separato con Volkswagen Anhui(joint venture tra JAC Motors e Volkswagen), è la prima volta che la Commissione rende pubbliche in modo così dettagliato le sue esigenze per accettare un impegno sui prezzi. Tra i parametri ci sono il prezzo minimo di importazione, i canali di vendita, la compensazione incrociata e (altra novità) gli investimenti futuri nell’Ue. Finora la Commissione ha resistito alle pressioni della Cina per eliminare i dazi. La reazione di Pechino alle linee guida è stata positiva. Il ministero cinese del Commercio ha detto che il documento rispetta “pienamente lo spirito del dialogo e i risultati delle consultazioni tra Cina e Ue”.
Digitale
Musk, la libertà di espressione e la pedopornografia – Elon Musk è andato troppo oltre con le immagini pornografiche e pedopornografiche generate dalla sua intelligenza artificiale Grok e diffuse dagli utenti della sua piattaforma X. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, si è detta “inorridita di fronte al fatto che una piattaforma permetta di spogliare donne e bambini online. È intollerabile. Non possiamo lasciare la protezione dei nostri bambini alla Silicon Valley. Se non agiscono, lo faremo noi”. La presidente non cita mai esplicitamente X né Musk. Ma il multimiliardario denuncia la volontà di censura degli europei, moltiplica i messaggi in questo senso sulla sua rete X e amplifica le reazioni di sostegno. “La censura è il marchio distintivo di uno Stato veramente fascista”, ha denunciato ieri in un messaggio visto da 2,2 milioni di utenti. Questo non passa inosservato. “Stabilire un parallelo tra la libertà di espressione e uno strumento di IA che genera contenuti pedopornografici è un non senso pericoloso, soprattutto quando proviene dal proprietario di un’azienda tecnologica. Francamente, non riesco nemmeno a credere che stiamo discutendo di questo nel 2026”, ha deplorato un portavoce della Commissione. “Questo tipo di situazione è esattamente il motivo per cui abbiamo adottato una legislazione e, ancora una volta, sono possibili due opzioni. L’opzione preferita: X corregge i propri errori oppure adottiamo le misure previste dalla legge”.
Visegrad
L’Ungheria concede asilo all’ex ministro della Giustizia della Polonia - Zbigniew Ziobro, l’ex ministro della giustizia del governo del PiS e artefice della riforma della giustizia che ha messo la Polonia in rotta di collisione con l’Ue sullo stato di diritto, ha annunciato di aver ottenuto asilo politico dall’Ungheria di Viktor Orban. “Ho deciso di approfittare dell’asilo concessomi dal governo ungherese a causa delle repressioni politiche in Polonia”, ha scritto Ziobro su X. L’ex ministro è sotto inchiesta per l’utilizzo fondi del Fondo della giustizia, parte dei quali sarebbero stati usati contro i suoi avversari politici. Già nel 2024 si era aperta una frattura tra la Polonia e l’Ungheria - due membri del gruppo di Visegrad - dopo che il governo di Viktor Orban aveva concesso asilo politico a Marcin Romanowski, ex viceministro della Giustizia del governo PiS. Ieri il premier polacco, Donald Tusk, ha pubblicato un commento laconico su X: “L’ex Ministro della Giustizia(!), il signor Ziobro, che era la mente del sistema di corruzione politica, ha chiesto asilo politico al governo di Victor Orbán. Una scelta logica”.
Accade oggi
Servizio europeo di azione esterna: l’Alto rappresentante Kallas a Berlino incontra il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, e il ministro della Difesa, Boris Pistorius
Commissione: la vicepresidente Ribera partecipa al Forum Europa organizzato dal New Economy Forum; incontra Eurelectric
Commissione: il commissario Hoekstra riceve la ministra francese per gli Affari europei, Eleonore Caroit
Commissione: i commissari Ribera e Sefcovic riceve l’Associazione dell’industria europea dei semiconduttori
Parlamento europeo: la presidente Metsola incontra il Re dei Belgi Filippo
Eurostat: prima pubblicazione dei conti settoriali nel terzo trimestre; indice del prezzo e dati sulle vendite delle case nel terzo trimestre; bilancia dei pagamenti nel terzo trimestre



