La dottrina “Donroe” aiuta l’Ue a firmare con il Mercosur
Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
Nell’analisi del giorno, David si concentra sul Mercosur: la dottrina “Donroe”, oltre che una buona dose di concessioni agli agricoltori, potrebbe sbloccare la firma dell’accordo di libero scambio con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay.
Nelle brevi del giorno trovate le ultime novità sulla Groenlandia. Ieri Antonio Costa e Ursula von der Leyen hanno lanciato una serie di messaggi durante la cerimonia inaugurale della presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue. I dati sull’inflazione a dicembre confortano la politica monetaria della Bce. Infine, la Commissione ha attribuito 40 mila pass per permettere ai diciottenni europei di viaggiare per l’Europa in treno: i più entusiasti sono gli italiani, i meno i francesi.
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La dottrina “Donroe” aiuta l’Ue a firmare con il Mercosur
Di David Carretta
Dopo ventisei anni di negoziati e una miriade di rinvii, il 12 gennaio Ursula von der Leyen dovrebbe finalmente firmare l’accordo di libero scambio con il Mercosur. I biglietti aerei per il Paraguay sono pronti. Manca solo il via libera degli Stati membri per autorizzare la firma della presidente della Commissione. Il voto degli ambasciatori dei ventisette è previsto per domani. Dovrebbe essere una formalità. L’Italia si prepara a cambiare campo e assicurare la maggioranza qualificata, passando dal “no” al “sì”, a seguito delle rassicurazioni per gli agricoltori fornite dalla Commissione. Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, è soddisfatto, ma la Francia non potrà unirsi alla maggioranza degli Stati membri per ragioni di politica interna. Il momento è storico, e non solo per la portata economica della liberalizzazione degli scambi con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. L’accordo con il Mercosur è diventato ancora più urgente per rispondere alla dottrina “Donroe” proclamata da Donald Trump nell’Emisfero Occidentale.
E’ stato Trump a definire “Donroe” la sua dottrina di politica estera dopo l’intervento militare in Venezuela per rimuovere Nicolas Maduro. Alla dottrina Monroe che rifiutava le ingerenze di potenze straniere nelle Americhe è stato aggiunto il “corollario Donald”: l’uso della forza per affermare il dominio degli Stati Uniti nell’Emisfero Occidentale. L’accordo con il Mercosur era già considerato una necessità dopo la guerra dei dazi lanciata da Trump contro l’Ue. Ora diventa anche “una risposta dell’Ue all’intervento degli Stati Uniti in Venezuela”, ci ha spiegato un diplomatico. L’accordo con il Mercosur “ha senso economicamente, ma anche geopoliticamente”, ha detto il commissario all’Agricoltura, Christophe Hansen. Grazie alle relazioni commerciali, l’Ue spera di stringere un’alleanza politica più stretta con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. “I nostri partner apprezzano l’UE per una cosa in particolare in questo turbolento periodo: è la credibilità”, ha spiegato il commissario al Commercio, Maros Sefcovic: “Dobbiamo rimanere un partner affidabile”. Oltre al Mercosur sono in vigore accordi di libero scambio con il Cile e con il Messico. L’America Latina è fondamentale non solo per le esportazioni europee, ma anche per l’approvvigionamento di materie prime.
Il Mercosur stava diventando uno dei simboli dell’impotenza geopolitica e geoeconomica dell’Unione europea nel mondo. Negoziato per 24 anni, concluso due volte (prima nel giugno del 2019 sotto la Commissione di Jean-Claude Juncker, poi nel dicembre del 2024 sotto Ursula von der Leyen), l’accordo di libero scambio con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay a dicembre sembrava sul punto di fallire definitivamente. Fortemente voluto da von der Leyen, dalla Germania, dalla Spagna, dal Portogallo e dai paesi nordici, l’accordo non era sostenuto dall’Italia di Giorgia Meloni, dalla Francia di Emmanuel Macron e dalla Polonia di Donald Tusk. La loro opposizione, giustificata con i rischi per il settore agricolo europeo, aveva impedito la formazione della maggioranza qualificata necessaria ad autorizzare la firma di von der Leyen.
Al Consiglio europeo del 18 dicembre, era stato il “no” di Meloni a portare a uno stallo e a provocare il panico. La presidente del Consiglio italiana aveva costretto Ursula von der Leyen a cancellare il suo volo già programmato il 20 dicembre per il Brasile, dove avrebbe dovuto firmare con il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e gli altri leader del Mercosur. A Bruxelles erano arrivati segnali che quella sarebbe stata l’ultima occasione utile per finalizzare l’accordo. Negli ultimi 26 anni, Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay hanno trovato nuovi mercati. Esportano molto di più in Cina e molto meno nell’Ue. Il presidente argentino, Javier Milei, era tentato da un accordo commerciale con gli Stati Uniti di Trump. Il suo omologo paraguaiano, Santiago Peña, che ha assunto da Lula la presidenza di turno del Mercosur, era pronto ad abbandonare l’accordo con l’Ue. Lo stesso presidente brasiliano aveva detto che quella era l’ultima possibilità. Meloni è stata costretta a telefonare a Lula per chiedere una proroga di qualche settimana per arrivare alla firma all’inizio di questo gennaio.
Cosa è cambiato in appena tre settimane, segnate dalla pausa per le feste di fine anno? Fondamentalmente nulla, ma in politica è l’illusione ottica ciò che conta. La Commissione aveva già offerto una serie di rassicurazioni per convincere Italia, Francia e Polonia a sostenere l’accordo di libero scambio: un fondo da oltre 6 miliardi di euro nel bilancio 2028-34 dell’Ue per compensare gli agricoltori in caso di perturbazioni sui mercati; clausole di salvaguardie per i prodotti sensibili per bloccare le importazioni in caso di aumento improvviso superiore al 10 per cento (governi e Parlamento hanno ridotto la soglia all’8 per cento); un rafforzamento dei controlli alle dogane e nei paesi terzi per verificare il rispetto delle regole sanitarie e fitosanitarie; un azzeramento del margine di tolleranza per i residui di sostanze nocive sui prodotti agricoli importati. Tutto inutile. Nonostante queste concessioni, il 18 dicembre Meloni ha confermato il suo “no”. Macron si era lanciato in un duro attacco contro Ursula von der Leyen spiegando che la Commissione non aveva fatto bene il suo lavoro per tutelare gli agricoltori.
L’ultima concessione di von der Leyen è arrivata questa settimana. Ieri la Commissione ha riunito i ministri dell’Agricoltura degli Stati membri. Italia e Francia hanno avanzato altre richieste per sospendere l’applicazione della tassa carbonio alle frontiere (il cosiddetto CBAM) ai fertilizzanti importati dai paesi terzi. Richiesta più o meno accettata, hanno risposto i commissari. Martedì la presidente della Commissione ha scritto una lettera per annunciare un emendamento al bilancio 2028-34 dell’Ue per stanziare 45 miliardi di euro in più a favore degli agricoltori. Anche in questo caso si tratta di effetto ottico: l’ammontare complessivo a disposizione degli Stati membri non cambierà, lo stanziamento del denaro sarà semplicemente anticipato di due anni, e le risorse saranno sottratte ad altre priorità come la politica di coesione. Ma tanto è bastato.
“Accolgo con soddisfazione la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale per rendere disponibili, già dal 2028, ulteriori 45 miliardi di euro per la Politica agricola comune”, ha detto Meloni. “La sovranità agricola e alimentare dell’Europa è la mia priorità. La PAC ne è il fondamento. Accolgo con favore gli annunci della Commissione europea”, le ha fatto eco Macron.
Italia e Francia sono impegnate in una gara – ridicola – su quale dei due paesi possa rivendicare un successo. Eppure domani potrebbero votare in modo diverso. Il ministro italiano dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida, ieri non ha voluto annunciare formalmente il “sì” sul Mercosur. Ma il tono è decisamente cambiato. “Il Mercosur è un’ottima occasione”, ha detto Lollobrigida incontrando i giornalisti. L’Italia avrà “grandi vantaggi” perché “si apre un grande mercato e si attuano delle forme di protezione delle denominazioni”: l’accordo con il Mercosur “significherà non avere più la concorrenza del Parmesão (la versione brasiliana del formaggio Parmigiano italiano, ndr)”, ha assicurato.
Meloni può uscire da una posizione imbarazzante sul piano interno: tutto il settore industriale italiano e anche una parte di quello agricolo (come quello vitivinicolo) facevano pressione per firmare l’accordo di libero scambio. Solo le organizzazioni agricole più estremiste continuavano a opporsi al Mercosur.
Anche in Francia gran parte dell’industria è favorevole alla firma dell’accordo di libero scambio. Macron è convinto di aver ottenuto le rassicurazioni che servono anche per gli agricoltori. Il primo ministro, Sebastien Lecornu, e la ministra dell’agricoltura, Annie Genevard, hanno già adottato un decreto per vietare le importazioni dal Sud America di prodotti agricoli che contengono residui di cinque pesticidi vietati nell’Ue. Il problema di Macron è tutto di politica interna. Il 27 novembre l’Assemblea nazionale ha votato una risoluzione che chiede al governo di opporsi all’accordo di libero scambio. Il voto è stato quasi unanime: il 97,6 per cento dei deputati francesi ha votato contro il Mercosur. Il presidente dei Républicains (LR), Bruno Retailleau, ieri ha avvertito che Macron si assumerà il “rischio di una censura del governo” Lecornu se la Francia voterà a favore del Mercosur.
Nel voto di domani, un’astensione francese o un voto contrario è più probabile. La Francia dovrebbe comunque far aggiungere una dichiarazione a verbale per esprimere comunque un sostegno politico all’accordo con il Mercosur. Il momento geopolitico è troppo importante. Al di là delle beghe interne di Macron o delle magagne franco-italiane, l’Ue deve ritrovare una strategia. Trump lo impone. La firma dell’accordo con il Mercosur permette di ripartire.
La frase
“LA RUSSIA E LA CINA NON HANNO PAURA DELLA NATO SENZA GLI STATI UNITI, E DUBITO CHE LA NATO SAREBBE LÌ PER NOI SE NE AVESSIMO REALMENTE BISOGNO”.
Donald Trump.
Vacca sacra
Francia e Italia chiedono di esentare i fertilizzanti dalla CBAM - I governi di Francia e Italia ieri hanno lanciato due iniziative parallele per esentare i fertilizzanti dal Meccanismo di aggiustamento carbonio alla frontiera (la carbon tax alla frontiera, il cui acronimo è CBAM). La ragione? L’aumento dei costi per i fertilizzanti. “Di fronte all’urgenza, sono stata molto ferma oggi a Bruxelles. La sua applicazione ai fertilizzanti deve essere sospesa”, ha detto la ministra dell’Agricoltura francese, Annie Genevard. Il suo omologo italiano, Francesco Lollobrigida, ha inviato una lettera alla Commissione per chiedere “una clausola sospensiva degli effetti del CBAM per i fertilizzanti, alla luce delle gravi circostanze di mercato e dell’impatto atteso sui prezzi”. L’Italia chiede anche un azzeramento dei dazi sull’importazione di fertilizzanti da paesi terzi. Lollobrigida ha tuttavia escluso che l’azzeramento valga per i fertilizzanti importati da Russia e Bielorussia.
La Commissione fa un altro regalo agli agricoltori - Secondo Annie Genevard, il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, sarebbe pronto a sospendere il CBAM per i fertilizzanti “con effetto retroattivo al primo gennaio 2026. E’ una notizia eccellente e un sollievo per i nostri agricoltori”, ha aggiunto la ministra dell’Agricoltura francese. L’industria dei fertilizzanti europei sarà meno felice. La sua competitività rischia di essere compromessa da questo nuovo regalo agli agricoltori. Sefcovic ha annunciato che proporrà la possibilità di sospendere il CBAM per i fertilizzanti e altri prodotti in caso di cambiamento significativo dei prezzi. Non tanto quanto annunciato da Genevard, ma il commissario ha anche detto che proporrà di sospendere i dazi per le nazioni più favorite su alcuni fertilizzanti come chiesto dall’Italia. Nel frattempo, un altro pezzo del Green deal viene rimesso in discussione dalla Commissione von der Leyen II, che aveva già usato un provvedimento Omnibus per escludere il 90 per cento delle imprese europee dal campo di applicazione del CBAM.
Geopolitica
Trump insulta gli alleati della NATO - Donald Trump ha messo in dubbio il sostegno dei membri della NATO agli Stati Uniti in un messaggio offensivo pubblicato ieri sulla sua rete Truth Social, all’indomani delle reazioni negative alle sue pretese sulla Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, paese membro della NATO. “La Russia e la Cina non temono affatto la NATO senza gli Stati Uniti, e dubito fortemente che la NATO sarebbe presente per noi se ne avessimo davvero bisogno”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti. “Saremo sempre presenti per la NATO, anche se essa non lo è per noi. L’unica nazione che Cina e Russia temono e rispettano è l’America ricostruita da DJT”, ha aggiunto Trump. Le reazioni sui social media sono state immediate, ricordando a Trump che l’articolo 5 del trattato NATO è stato invocato una sola volta, dagli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, e che gli alleati risposero con un sostegno che includeva voli di sorveglianza AWACS sopra gli Stati Uniti, pattugliamenti navali nel Mediterraneo e truppe per le operazioni in Afghanistan nell’ambito della Forza Internazionale di Assistenza alla Sicurezza (ISAF).
Trump continua a rivendicare il Premio Nobel per la Pace - “Senza il mio intervento, oggi la Russia controllerebbe tutta l’Ucraina. Non dimenticate inoltre che ho posto fine a otto guerre da solo e che la Norvegia, membro della NATO, ha stupidamente rifiutato di assegnarmi il Premio Nobel per la Pace. Ma non importa! Ciò che conta è che ho salvato milioni di vite.” Il presidente americano continua a rimuginare sul suo risentimento dopo la decisione del Comitato Nobel di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2025 alla leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado. L’oppositrice ha moltiplicato le dichiarazioni di gratitudine dopo l’arresto di Nicolás Maduro durante un’operazione militare statunitense, ma Donald Trump ha rifiutato di sostenerla sostenendo che María Corina Machado non godeva “né di sostegno né di rispetto nel suo paese”.
Avvertimento di Costa contro l’unilateralismo - “Noi europei abbiamo tratto le lezioni della nostra stessa storia: l’unilateralismo conduce direttamente al conflitto, alla violenza e all’instabilità.” Il portoghese António Costa, presidente del Consiglio europeo, l’organo dei capi di Stato e di governo dell’UE, ha impartito ieri una lezione di storia al presidente americano Donald Trump per contrastare le sue pretese di impadronirsi della Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, paese membro dell’UE e della NATO, anche attraverso un intervento militare. “La Groenlandia appartiene al suo popolo. Nessuna decisione riguardante la Danimarca e la Groenlandia può essere presa senza la Danimarca o senza la Groenlandia. Esse godono del pieno sostegno e della solidarietà dell’Unione europea”, ha affermato Costa. “L’Europa non è solo un riferimento geografico, ma anche una comunità di valori. La nostra forza collettiva si basa certamente su un’economia prospera e su maggiori investimenti nella difesa. Ma dipende soprattutto dalla coerenza con cui difendiamo questi valori. Per questo l’Unione europea non può accettare violazioni del diritto internazionale, che avvengano a Cipro, in America Latina, in Groenlandia, in Ucraina o a Gaza.”
Trump vuole comprare la Groenlandia o prenderla con la forza - Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha informato ufficialmente ieri il Congresso dell’intenzione del presidente Trump di acquistare la Groenlandia e incontrerà la sua controparte danese la prossima settimana. Tuttavia, secondo la Casa Bianca, il presidente Trump sta valutando il possibile ricorso all’esercito americano. Marco Rubio ha però escluso questa opzione durante un colloquio con il suo omologo francese Jean-Noël Barrot. “Rubio mi ha detto che non era questa l’opzione scelta dagli Stati Uniti. Ha escluso che si possa immaginare che in Groenlandia accada ciò che è appena successo in Venezuela”, ha dichiarato il ministro francese alla radio France Inter.
Reazione europea in preparazione - La Francia non prende per buone le rassicurazioni fornite da Rubio e sta lavorando con i suoi partner a un piano d’azione nel caso in cui gli Stati Uniti mettessero in atto la loro minaccia di impadronirsi della Groenlandia, ha spiegato Jean-Noël Barrot. “Qualunque sia la forma dell’intimidazione e la sua origine, abbiamo iniziato a lavorare al Quai d’Orsay per prepararci a rispondere e a non rispondere da soli, per essere credibili”, ha precisato Barrot. “Una volta completato questo lavoro nei prossimi giorni, potremo condividerlo”, ha insistito. Il ministro francese ha specificato che questo lavoro viene svolto in consultazione con i suoi omologhi tedesco e polacco. “La Groenlandia non è né da prendere né in vendita. Rimarrà un territorio europeo”, ha affermato Barrot.
Presidenza
Cipro inaugura la sua presidenza dell’Ue - Per la seconda volta da quando ha aderito nel 2004, Cipro assume la presidenza del Consiglio dell’Ue. Le circostanze sono cambiate rispetto alla prima volta, nel 2012. Nikos Christodoulides, allora portavoce della Rappresentanza permanente a Bruxelles, è oggi presidente della Repubblica. E mentre all’epoca il paese fu tenuto a galla finanziariamente da un prestito di 2,5 miliardi di euro dalla Russia (prima di dover ricorrere a un salvataggio da 10 miliardi di euro da parte del Fondo monetario internazionale, della Banca centrale europea e della Commissione nel marzo 2013), oggi Cipro sostiene con fermezza la lotta dell’Ucraina per la propria indipendenza contro l’invasione russa su vasta scala. “Cipro ribadisce il suo incrollabile impegno a favore della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. In quanto paese che vive ancora con le conseguenze di un’invasione illegale e di un’occupazione militare in corso, comprendiamo pienamente ciò che è in gioco”, ha scritto il presidente Christodoulides su X dopo l’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Nicosia ieri. “L’Ucraina sarà una priorità centrale della nostra presidenza e lavoreremo per garantire un sostegno continuo a tutti i livelli”, ha aggiunto. Sono ormai alle spalle le difficoltà finanziarie della crisi bancaria del 2012-2013. “Oggi siete un paese europeo orgoglioso, con un’economia dinamica e una società che guarda con decisione al futuro”, ha dichiarato Ursula von der Leyen durante la cerimonia inaugurale di lunedì. “Lo vediamo qui a Nicosia, uno dei centri europei a più rapida crescita per le start-up tecnologiche. Qui gli innovatori dell’intelligenza artificiale stanno costruendo le tecnologie di domani, all’ombra delle chiese bizantine”. L’autonomia è il leitmotiv della presidenza cipriota, il cui motto è “Un’Unione autonoma – aperta al mondo”. Il 23 e 24 aprile Christodoulides ospiterà gli altri capi di Stato e di governo dell’Ue per una riunione informale.
Euro
L’inflazione dà ragione alla Bce – L’inflazione dell’area euro a dicembre è scesa al 2 per cento rispetto al 2,1 per cento di novembre, secondo la stima flash di Eurostat pubblicata ieri, allineandosi con l’obiettivo della Banca centrale europea. Anche l’inflazione di fondo – che esclude i costi dei prodotti alimentari e dell’energia – è scesa al 2,3 per cento, mentre quella sui servizi registra un rallentamento. I dati, in linea con le stime degli economisti, dovrebbero spingere il consiglio dei governatori della Bce a non cambiare rotta: i tassi di interesse rimarranno ai livelli attuali, salvo un cambiamento significativo delle prospettive economiche.
Interrail
I giovani italiani pazzi per i bonus per viaggiare offerti da von der Leyen - La Commissione ieri ha annunciato di aver selezionato oltre 40 mila diciottenni per beneficiare del programma DicoverEU, una replica del pass interrail che consente di viaggiare in tutta l’Unione europea. “DiscoverEU offre a migliaia di giovani europei l’opportunità di esplorare il nostro continente, incontrare nuove persone e sperimentare in prima persona il valore della libera circolazione. Questa speciale edizione per il 40° anniversario di Schengen ci ricorda che la mobilità è un diritto che apprezziamo, un pilastro della nostra identità europea condivisa”, ha detto il commissario responsabile dei giovani, Glenn Micallef. La Commissione ha spiegato di aver ricevuto 246.782 candidature. I più entusiasti sono gli italiani con 85.664 richieste, seguiti dai tedeschi con 46.298 candidature. I pass sono distribuiti in base alla popolazione. La Germania ne ha ricevuti 6.837, mentre l’Italia 4.888. I giovani francesi che si sono candidati sono stati appena 9.142 per 5.540 pass attribuiti.
Accade oggi
Summit Ue-Giordania con Antonio Costa e Ursula von der Leyen
Servizio europeo di azione esterna: l’Alta rappresentante Kallas in visita in Egitto incontra il ministro degli Esteri, Badr Abdelatty
Commissione: il commissario Sefcovic riceve il ministro del commercio indiano, Piyush Goyal
Commissione: il commissario Kubilius in visita in Portogallo
Commissione: la vicepresidente Ribera riceve Connect Europe



