L’America invade, l’Europa commercia
Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
L’analisi è dedicata al commercio: mentre Trump invade, l’Ue firma accordi di libero scambio. Oliver spiega i vantaggi di questa strategia che potrebbe portare Ursula von der Leyen a concludere in poche settimane accordi con paesi che rappresentano più di un quinto della popolazione mondiale.
Nelle brevi del giorno ci occupiamo di Giorgia Meloni che, per la prima volta, ha espresso disaccordi con Trump, ma senza spingere fino alla rottura. La premier italiana vuole anche un inviato speciale dell’Ue per i negoziati di pace in Ucraina. L’Ue finalmente ha iniziato a esprimersi sulle manifestazioni contro il regime in Iran. Nei Paesi Bassi c’è un accordo per formare un governo di minoranza pro europeo.
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L’America invade, l’Europa commercia
Di Oliver Grimm
Se tutto andrà come previsto, l’Unione europea avrà concluso accordi di libero scambio con paesi che rappresentano più di un quinto della popolazione mondiale già nelle prime quattro settimane del 2026.
Dopo aver ottenuto il via libera del Consiglio per l’accordo con il Mercosur, l’Ue ora punta a concludere i negoziati con India e Australia, ha dichiarato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen al quotidiano Bild-Zeitung. “Ogni nuovo accordo commerciale europeo garantisce alle nostre imprese nuovi mercati e l’accesso a materie prime importanti”, ha affermato von der Leyen. “Ogni accordo rende inoltre l’Europa un po’ più forte politicamente e più indipendente”.
Con l’India le cose potrebbero muoversi rapidamente. Una delegazione indiana, guidata dal ministro degli Esteri Subrahmanyam Jaishankar e dal ministro del Commercio e dell’Industria Piyush Goyal, è arrivata a Bruxelles la scorsa settimana per negoziare con la Commissione. Il 26 gennaio, von der Leyen e António Costa, presidente del Consiglio europeo, saranno ospiti speciali del primo ministro Narendra Modi in occasione della Festa della Repubblica. Si parla di un vertice UE-India il giorno successivo: un’occasione perfetta per firmare un accordo commerciale, se i negoziati si concluderanno in tempo.
Per quanto riguarda l’Australia, il commissario europeo per il Commercio Maroš Šefčovič e il suo omologo Don Farrell avevano già concordato lo scorso giugno di rilanciare i colloqui. Non è un caso che von der Leyen lo abbia ricordato proprio ora nell’intervista al Bild-Zeitung.
Tutto questo non è un risultato da poco per l’Ue, soprattutto se si tiene conto della valutazione durissima contenuta nell’ultima Strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Secondo la dottrina della Casa Bianca, l’Unione sarebbe responsabile del “declino economico” dell’Europa producendo “regolamentazioni transnazionali che minano la creatività e l’operosità”.
Il contrasto è notevole. Mentre il presidente americano è impegnato a minacciare l’occupazione della Groenlandia e a giocare con l’idea di fare del suo segretario di Stato, Marco Rubio, il presidente di Cuba, l’Europa tesse con diligenza una rete di relazioni commerciali in tutto il mondo. L’America invade, mentre l’Europa commercia.
“Questo è un accordo molto importante, dal punto di vista economico ma anche geopolitico”, ha dichiarato Jean-Luc Demarty, ex direttore generale per il Commercio e l’Agricoltura della Commissione, alla radio francese. Il suo giudizio sulla resistenza dei suoi connazionali all’accordo Mercosur con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay è severo: “I francesi negano la realtà. I problemi indiscutibili dell’agricoltura francese sono dovuti a 15 anni di pessime politiche nazionali francesi. Il Mercosur non c’entra nulla”. Demarty ha sottolineato che “sono state adottate tutte le precauzioni affinché solo quantità molto limitate” dei prodotti agricoli più sensibili (zucchero, carne bovina e pollame) possano entrare nel mercato dell’Ue.
Naturalmente, nulla di tutto ciò convincerà gli oppositori del Mercosur. Ma vale la pena ricordare che avvertimenti quasi identici su una presunta catastrofe causata dal Mercosur per gli agricoltori europei furono lanciati un decennio fa contro il CETA, l’accordo di libero scambio con il Canada.
Si è poi scoperto che l’allarmismo anti-CETA non aveva alcun fondamento fattuale. Le esportazioni agricole europee verso il Canada sono persino aumentate dopo l’applicazione provvisoria dell’accordo nel 2017. Uno studio per la valutazione “ex post” del CETA mostra che le esportazioni europee di prodotti lattiero-caseari sono cresciute del 62%, mentre quelle di carne e frattaglie commestibili del 188% annuo. Le esportazioni di formaggio, ad esempio, hanno beneficiato di un contingente tariffario previsto dal CETA e sono quindi aumentate del 77% dopo il 2017. Un piccolo dato, quasi nascosto nel rapporto, illustra come gli agricoltori europei abbiano aumentato la produzione grazie all’apertura del mercato canadese: “L’uso dei terreni agricoli è aumentato di 1,5 milioni di ettari da entrambe le parti, principalmente a causa di un leggero aumento della produzione di carne rossa nell’UE”.
Nel complesso, il CETA ha eliminato praticamente tutti i dazi canadesi ed europei. Questo significa che la tariffa media di base dell’Ue sulle esportazioni canadesi è scesa dal 5,1% a quasi zero, e quella media canadese sulle esportazioni dell’Ue dal 4,2% anch’essa a quasi zero. In totale, il commercio bilaterale di beni e servizi è aumentato del 71%, nonostante la pandemia di Covid abbia colpito duramente l’economia mondiale.
L’Ue ne trae enormi benefici: nel 2023, la bilancia commerciale con il Canada ha registrato un surplus di 23 miliardi di euro. Un ultimo dato per illustrare l’effetto del CETA: tra il 2016 e il 2023, le esportazioni dell’UE verso il resto del mondo sono aumentate del 37%, ma quelle verso il Canada sono cresciute del 65%. Partita, set e incontro.
Il fatto che all’epoca il primo ministro socialista della Vallonia, Paul Magnette, sia quasi riuscito per diverse settimane a impedire all’Ue di concludere questo accordo dimostra la fragilità istituzionale dell’Unione.
“Wandel durch Handel - che si traduce con “cambiamento attraverso il commercio” - è un principio antico e spesso criticato della politica estera tedesca e, per estensione, europea. Ma ora inizia a mostrare la sua efficacia anche in materia di sicurezza. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, incontra oggi Narendra Modi ad Ahmedabad, e punterà a concludere il più grande accordo di difesa nella storia indiana, ha riferito la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Il costruttore navale tedesco TKMS è in trattative con il governo indiano per la vendita di sei sottomarini del valore di circa 8 miliardi di euro. Merz intende portare l’accordo al traguardo finale. Ha certamente aiutato il fatto che “l’Ue e l’India parlano sempre più la stessa lingua quando si tratta di autonomia strategica”, ha dichiarato alla FAZ Harsh V. Pant, professore al King’s College di Londra.
Le forze armate indiane dipendono ancora in larga misura dall’equipaggiamento militare russo. “Ma per quanto riguarda i nuovi sistemi, come sottomarini o caccia, gli ordini andranno d’ora in poi a paesi come la Germania”, ha aggiunto l’analista della difesa, Rahul Bedi.
E naturalmente la Francia: già tra il 2018 e il 2022, quasi il 30 per cento delle attrezzature per la difesa acquistate da Nuova Delhi proveniva da produttori francesi, scriveva Le Monde nel 2023 in occasione di un accordo franco-indiano per la vendita di 26 caccia Rafale e di tre sottomarini (un primo ordine di 36 Rafale nel 2016 si è trasformato in un grattacapo giudiziario nel 2021, dopo l’apertura di indagini per corruzione a Parigi). La Francia, osservava il quotidiano, è così diventata il secondo fornitore di difesa dell’India, dopo la Russia.
Si tratta di un aspetto spesso poco raccontato dell’autonomia strategica europea. Un accordo commerciale tra UE e India darebbe certamente ulteriore impulso a questo sviluppo.
La frase
“Dobbiamo uscire dalla Nato? Dobbiamo chiudere le basi americane? Dobbiamo rompere i rapporti commerciali? Dobbiamo assaltare i McDonald’s?”.
Giorgia Meloni rispondendo a una domanda su Trump.
L’Ue e Trump
Meloni prende le distanze da Trump, ma senza rotture - Il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, venerdì ha tenuto la prima conferenza stampa di inizio anno, un esercizio di oltre tre ore, durante le quali ha risposto a 40 domande dei giornalisti. E’ una rarità. A Meloni non piacciono le conferenze stampa. E’ stata l’occasione - come lo scorso anno - per interrogarla sui suoi rapporti con Donald Trump, nel momento in cui minaccia la Groenlandia. “Su Trump ci sono molte cose sulle quali io non sono d’accordo, l’ho detto, lo ribadisco. Penso per esempio che il tema del diritto internazionale sia invece qualcosa che va ampiamente difeso. Penso che quando saltano le regole del diritto internazionale siamo tutti molto più esposti”, ha spiegato Meloni. Ma la premier italiana non vuole la rottura. “Le direttrici della nostra politica estera sono l’Unione europea e l’Alleanza Atlantica. Cerco le luci piuttosto che le ombre nel mio rapporto e nel rapporto italiano con i suoi partner europei e atlantici “, ha spiegato Meloni “È sbagliata questa strategia? Allora mi si deve formalizzare l’alternativa, mi si deve dire quindi che cosa si intende fare. Dobbiamo prendere distanze nel senso che dobbiamo uscire dalla Nato? Dobbiamo chiudere le basi americane? Dobbiamo rompere i rapporti commerciali? Dobbiamo assaltare i McDonald’s?”, ha aggiunto Meloni. Il presidente del Consiglio italiano ha spiegato di “non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avviino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia”.
Geopolitica
Meloni chiede un inviato speciale dell’Ue per dialogare con Putin - Giorgia Meloni si è detta d’accordo con la proposta del presidente francese, Emmanuel Macron, di riavviare un dialogo con il leader russo, Vladimir Putin, nei negoziati di pace per l’Ucraina, spingendosi fino a chiedere la nomina di un inviato speciale dell’Ue. “Penso che Macron abbia ragione su questo, cioè io credo sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo temo che alla fine il contributo positivo che può portare sia limitato”, ha detto Meloni. “Il problema di questo è chi lo deve fare”, ha aggiunto. Secondo Meloni il problema “dall’inizio delle negoziazioni sono molte le voci che parlano, sono molti i formati che esistono. E’ la ragione per la quale io sono sempre stata favorevole all’indicazione di un inviato speciale dell’Europa sulla questione ucraina. Cioè una persona che ci consentisse di fare la sintesi, ma di parlare con una voce sola”, ha concluso Meloni. Giovanbattista Fazzolari, esponente del suo partito e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha evocato con il quotidiano il Foglio il nome di Mario Draghi. “Si, se fosse per noi, sì”, ha risposto Fazzolari.
Kallas denuncia un’escalation dopo il missile Oreshnik - Nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, la Russia ha colpito la regione di Leopoli in Ucraina con un Oreshnik, un missile balistico a raggio intermedio, con una velocità considerata superiore a Mach 10, in grado di trasportare testate nucleari. E’ la seconda volta che quest’arma viene utilizzata dopo un attacco contro Dnipro nel 2024. Mosca ha detto che è una risposta a un attacco ucraino contro una residenza di Vladimir Putin che, secondo le agenzie di intelligence occidentali, non è mai avvenuto. I danni sembrano essere limitati. Molti analisti ritengono che la Russia abbia voluto inviare un segnale di intimidazione agli alleati europei e americani dell’Ucraina. Il missile ha colpito a poche decine di chilometri dalla Polonia. “Il presunto utilizzo da parte della Russia di un missile Oreshnik rappresenta una chiara escalation contro l’Ucraina e vuole essere un avvertimento all’Europa e agli Stati Uniti”, ha denunciato l’Alto rappresentante, Kaja Kallas. “Putin non vuole la pace, la risposta della Russia alla diplomazia è più missili e distruzione. Questo schema mortale di ricorrenti attacchi russi di vasta portata si ripeterà finché non aiuteremo l’Ucraina a interromperlo”, ha spiegato Kallas. “I paesi dell’Ue devono attingere più a fondo ai loro arsenali di difesa aerea e agire subito. Dobbiamo anche aumentare ulteriormente il costo di questa guerra per Mosca, anche attraverso sanzioni più severe”, ha aggiunto.
Kallas e von der Leyen criticano la Repubblica islamica per la repressione delle proteste - “Il popolo iraniano sta lottando per il proprio futuro. Ignorando le sue legittime richieste, il regime mostra la sua vera natura”, ha detto l’Alto rappresentante, Kaja Kallas, venerdì di fronte alle proteste in Iran e alla repressione da parte della Repubblica islamica. “Le immagini provenienti da Teheran rivelano una risposta sproporzionata e pesante da parte delle forze di sicurezza. Qualsiasi violenza contro manifestanti pacifici è inaccettabile”, ha detto Kallas. “Bloccare internet mentre si reprimono violentemente le proteste smaschera un regime che ha paura del proprio popolo”, ha spiegato l’Alto rappresentante. Per due settimane, l’Ue non si è espressa di fronte alla rivolta contro il regime. Sabato, anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha espresso il suo sostegno ai manifestanti. “Le strade di Teheran e le città di tutto il mondo risuonano dei passi delle donne e degli uomini iraniani che chiedono libertà”, ha detto von der Leyen: “Condanniamo inequivocabilmente la violenta repressione di queste legittime manifestazioni. I responsabili saranno ricordati dalla parte sbagliata della storia”.
Metsola risponde alle critiche violente dell’Iran - Prima leader dell’Ue a esprimersi pubblicamente a favore dei manifestanti in Iran da quando le proteste sono scoppiate più di due settimane fa, Roberta Metsola è stata violentemente criticata dalla missione iraniana presso l’Ue per aver detto che il Parlamento europeo è “al fianco” dei “coraggioso popolo” iraniano. “Respingiamo inequivocabilmente le dichiarazioni interventiste dei deputati al Parlamento europeo, inclusa la presidente del Parlamento sugli affari interni dell’Iran. La loro ipocrisia e il loro approccio basato su doppi standard nei confronti di diritti e principi sono disgustosi”, ha detto la missione della Repubblica islamica. I diplomatici iraniani hanno accusato Metsola e altri deputati europei “di diffondere resoconti distorti delle proteste pacifiche in Iran e versare lacrime di coccodrillo per i diritti del popolo iraniano con obiettivi ostili”. La risposta di Metsola non si è fatta attendere. “Deve essere bello poter twittare dall’Europa e poter usare Internet liberamente per esprimere pubblicamente il proprio dissenso con i leader, senza essere arrestati, picchiati o vedere le telecomunicazioni del paese bloccate. Questo è il genere di cose che la gente nelle strade dell’Iran chiede...”, ha scritto su X la presidente del Parlamento.
Euro
Sei candidati per succedere a de Guindos come numero 2 della Bce - La corsa per la vicepresidenza della Banca centrale europea è particolarmente affollata. Venerdì 9 gennaio sono scaduti i termini per presentare le candidature per succedere allo spagnolo Luis de Guindos, il cui mandato scade alla fine di maggio. Il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, ha annunciato di aver ricevuto sei nomi: il portoghese Mário Centeno, il lettone Mārtiņš Kazāks, l’estone Madis Müller, il finlandese Olli Rehn, il lituano Rimantas Šadžius e il croato Boris Vujčić. Una prima discussione tra i ministri delle Finanze della zona euro si terrà all’Eurogruppo del 19 gennaio. Successivamente toccherà al Consiglio dell’Ue votare una raccomandazione per i capi di Stato e di governo. La maggioranza non è solo qualificata, ma anche rafforzata in termini di membri della zona euro. Servirà il 72 per cento degli Stati membri (16 su 21) che rappresentano almeno il 65 per cento della popolazione. Anche la Bce e il Parlamento europeo saranno consultati prima della decisione finale dei capi di Stato e di governo al Consiglio europeo.
Paesi Bassi
Un governo minoritario all’Aia - Più di due mesi dopo le elezioni legislative nei Paesi Bassi, i tre partiti usciti vincitori nelle urne hanno espresso la loro volontà di formare un governo minoritario. I liberali di sinistra dei D66, i cristiano-democratici della CDA e i liberali conservatori del VVD hanno 66 dei 150 seggi alla Camera bassa e 22 dei 75 seggi al Senato. Il governo sarebbe diretto da Rob Jetten, il leader dei D66. Ma per far adottare i progetti di legge, sarebbe costretto a contare sui voti dei partiti di opposizione. “La nuova squadra di governo dovrà lavorare sodo, ma pensiamo di potercela fare”, ha detto Jetten. Gli esclusi – a destra e a sinistra – hanno criticato la scelta inusuale di formare un governo di minoranza. “Occasione persa”, ha detto il leader del partito di destra populista JA21, Joost Eerdmans, che il VVD avrebbe voluto portare al governo. Secondo un portavoce dell’alleanza tra verdi e laburisti, si tratta di un “esperimento politico rischioso”.
Accade oggi
· Commissione: il commissario Dombrovskis partecipa alla riunione dei ministri delle Finanze del G7 e incontra il direttore esecutivo del Fmi, Kristalina Georgieva a Washington
Commissione: il commissario Kubilius in visita in Svezia
Parlamento europeo: audizione in commissione Controllo di Bilancio del commissario Varhelyi
Parlamento europeo: audizione nella commissione speciale Crisi degli alloggi del commissario Jorgensen
Corte dei conti dell’Ue: opinioni sulla proposta della Commissione per il nuovo quadro finanziario pluriennale per il Fondo europeo per la competitività e Horizon Europe
Nato: il segretario generale Rutte in visita in Croazia incontra il premier, Andrej Plenkovic
Eurostat: dati sulla produzione e il turnover di servizi a ottobre; dati sulla protezione temporanea a novembre



