Sovranità digitale: un’urgenza, ma non una priorità per i leader dell’Ue
Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
L’analisi del giorno, firmata da Christian, mette in luce le ambizioni frustrate dell’Europa in materia di indipendenza digitale. Pur essendo ufficialmente all’ordine del giorno del Vertice, il tema resta più un mantra che una vera priorità — un non-argomento, nonostante i progressi significativi. Questa mancanza di visione, di volontà e di risorse dell’Unione europea sancisce una dipendenza strutturale dalla tecnologia americana e dalle materie prime critiche…
Nelle brevi di oggi, affrontiamo la difficile battaglia che attende António Costa al Consiglio europeo sulla questione degli obiettivi climatici — che diversi paesi e Ursula von der Leyen vorrebbero seppellire — così come la complessa elaborazione della proposta di utilizzare gli attivi sovrani russi congelati per un prestito da 140 miliardi all’Ucraina; e molte altre notizie brevi ancora.
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Sovranità digitale: un’urgenza, ma non una priorità per i leader dell’Ue
L’Europa vuole la sua indipendenza digitale. Ha i mezzi per realizzare le sue ambizioni? La risposta è “no”. È impossibile competere con gli americani con un budget da miseria. La causa è persa? La risposta è ancora “no”. Gli europei hanno accumulato ritardi e si sono messi in una situazione di dipendenza dagli Stati Uniti. Ma non partono da zero. Microprocessori, computer quantistici, intelligenza artificiale, cloud: l’Unione è sulla buona strada. Tuttavia, il prisma atlantista della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è diventato un ostacolo. I leader europei hanno inserito la sovranità digitale all’ordine del giorno del loro vertice e chiedono un cambio di rotta.
L’analista tedesco Wolfgang Münchau denuncia “l’incapacità dell’Ue di investire nelle tecnologie del XXI secolo, sia civili sia militari” e accusa i responsabili europei. “Hanno ascoltato gli economisti sbagliati, che hanno detto che era perfettamente accettabile lasciare la leadership tecnologica ad altri. Ne risulta una dipendenza tecnologica totale dagli Stati Uniti, in particolare nel settore della difesa. È per questo che Ursula von der Leyen ha abbandonato i negoziati commerciali. Ed è per questo che l’Ucraina non può condurre la guerra senza gli Stati Uniti”. La diagnosi è brutale.
La critica è condivisa all’interno delle istituzioni e negli Stati membri. Le alleanze tecnologiche con gli Stati Uniti e la mancanza di una visione europea, difese strenuamente da Ursula von der Leyen e dalla commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, sono costate care. La tecnologia è appena menzionata nel grandioso “momento dell’indipendenza” del discorso sullo stato dell’Unione della presidente della Commissione.
Un campanello d’allarme è scattato lunedì con il guasto della piattaforma cloud del gigante americano Amazon AWS, che ha colpito numerosi servizi e reso evidente a tutti la dipendenza europea da un unico fornitore di servizi cloud con sede negli Stati Uniti.
Il progetto di conclusioni del vertice insiste sull’“importanza di sviluppare le capacità tecnologiche europee e diversificare le fonti di materie prime critiche”. E raccomanda partenariati con “paesi di fiducia”. L’America di Donald Trump e dei capi della tecnologia ostili all’Europa e alle sue norme è un partner di fiducia? Quando vengono interrogati, gli europei tergiversano.
La sovranità tecnologica dell’Ue è stata portata avanti per cinque anni dal commissario francese Thierry Breton. Ma faceva ombra a Ursula von der Leyen e la presidente ha chiesto a Emmanuel Macron di riconsiderare la decisione di riconfermarlo per un secondo mandato nel 2024. Il super-portafoglio di Breton è stato smantellato e nessuno ha preso il suo posto.
Breton era appassionato di nuove tecnologie, calcolo quantistico, intelligenza artificiale. “La nostra sovranità digitale si basa su tre pilastri inseparabili: potenza di calcolo, controllo dei nostri dati e connettività sicura”. I chip (i microprocessori), la nuvola (il cloud) e i mostri che sono i supercomputer sono diventati il suo lascito.
Il “Chips Act”, la normativa europea sui semiconduttori, è in fase di attuazione. L’Ue deve mobilitare 43 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati entro il 2030 per raddoppiare al 20 per cento la quota di mercato dell’Ue nella produzione mondiale di chip, i microprocessori, questi circuiti integrati fabbricati con semiconduttori, principalmente il silicio, che sono il cervello di computer e smartphone. E un “Chips Act 2” è in preparazione per lo sviluppo di un chip AI. Ma bisogna passare dalla ricerca, punto di forza dell’Ue, all’industrializzazione, il suo punto debole. E i chip europei sono ancora troppo grandi. Sono a 22 nanometri, mentre i gruppi americani e taiwanesi sono a 3 nanometri.
È stato creato un fondo per i chip per aiutare le startup europee specializzate nella produzione di microprocessori. Ma la lentezza europea è un handicap. Il gigante americano Intel ha abbandonato il suo progetto di gigafactory in Germania per non aver ottenuto l’approvazione delle istituzioni europee per un aiuto pubblico, mentre un aiuto pubblico di 10 miliardi di dollari è stato approvato negli Stati Uniti in tre settimane. Il gigante taiwanese TSMC, leader mondiale del settore dei semiconduttori, ha invece iniziato a investire in Europa.
L’altro problema è la politica del “porgi l’altra guancia”. Quando gli Stati Uniti impongono restrizioni all’esportazione di chip utilizzati per i modelli di intelligenza artificiale verso l’Ue e la Cina impone restrizioni sulle materie prime e le terre rare, la Commissione rifiuta lo scontro e cerca il compromesso. La strada per una politica industriale dei semiconduttori è stata aperta, ma le decisioni devono essere adattate alla realtà geopolitica, ci ha confidato una fonte europea.
L’Unione europea è ben posizionata sui supercomputer dal lancio, nel 2018, dell’impresa EuroHPC costituita da 12 paesi europei, tra cui Francia e Germania. Sono stati lanciati i primi computer quantistici e la prima infrastruttura europea di comunicazione quantistica sicura, l’EuroQCI, e il quantistico è stato integrato nella futura costellazione di satelliti europei di comunicazione IRIS 2. Gli europei stanno inoltre implementando la crittografia post-quantistica (PQC) nelle infrastrutture critiche per resistere a una violazione del codice RSA che crittografa tutte le nostre comunicazioni. “Con il quantistico, si violano tutti i sistemi”, assicura un esperto. Nessun sistema di crittografia resisterà, e sarà garantita una riservatezza totale per la trasmissione dei dati. La banda larga con il 5G per la velocità di elaborazione e la connettività grazie a satelliti in orbita bassa completeranno il dispositivo. Resta da aumentare la potenza e industrializzare le soluzioni.
Il cloud è più complicato. L’Unione europea ha “regalato” i dati personali dei suoi cittadini. Questi dati vengono saccheggiati dai GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft), i giganti americani del web che dominano il mercato digitale. Questi dati vengono venduti come merci e utilizzati in tutta discrezione dall’amministrazione americana grazie al Cloud Act. “Non dobbiamo commettere lo stesso errore con i dati industriali, che saranno più importanti e strategici”, avvertono gli specialisti europei. Il 16 per cento delle aziende dell’Ue utilizza un sistema di “cloud computing” fornito da un provider di servizi. Queste società sono americane (Amazon, Google, Microsoft), cinesi (Huawei) o europee (Orange, Atos, Capgemini, OVH).
L’Unione europea deve dotarsi di un proprio “cloud industriale”, un ambiente virtuale che permetta alle aziende di scambiare dati sensibili in tutta sicurezza. “Nessuna azienda è pronta a creare un ‘Cloud industriale’ con elementi di sicurezza e i servizi associati”. Parola di esperti. Il gioco è aperto, la posta in gioco è alta. Saranno necessari investimenti massicci. E c’è un legame con la Difesa, che beneficerà dell’innovazione civile e viceversa.
L’Ue ha anche organizzato la sua protezione. Thierry Breton ha portato avanti due regolamentazioni: il Digital Services Act, una legislazione per piegare i GAFAM, e il Digital Markets Act, che impone alle grandi piattaforme digitali come X, TikTok, Telegram, META di rendere i loro contenuti più sicuri e trasparenti. Bisogna però avere la volontà di utilizzarli. Ursula von der Leyen è restia. Le regolamentazioni europee sono nel mirino degli americani e Donald Trump ne esige l’abbandono sotto minaccia di sanzioni commerciali. La presidente della Commissione è terrorizzata e le indagini procedono a rilento.
Nelle conclusioni del Consiglio europeo, i leader “invitano la Commissione europea a rimanere ambiziosa riguardo alla transizione digitale sovrana dell’Europa”. Questa insistenza è giustificata. “La Commissione è paralizzata. Basta guardare cosa succede in Europa per constatare che la maggior parte delle azioni in materia di sovranità digitale avvengono a livello degli Stati membri”, sottolinea un responsabile europeo. Tutto evolve molto rapidamente. I finanziamenti saranno all’altezza delle ambizioni? La tassa sui servizi digitali come nuova risorsa propria e il nuovo debito comune preconizzato da Mario Draghi sono per il momento scartati. “Vorremmo spingere sulla sovranità digitale, ma non è una priorità per i leader. Non ci sarà tempo per una discussione seria al vertice”, si rammarica una fonte del Consiglio europeo.
Tutto è detto in termini di contraddizioni dell’Ue. La sovranità digitale è un’urgenza, ma non una priorità.
La frase
“Peter, sono orgoglioso del tribunale polacco che ha deciso che sabotare un invasore non è un crimine. Inoltre, spero che il suo coraggioso compatriota, il maggiore Magyar, alla fine abbia successo nel distruggere l’oleodotto che alimenta la macchina da guerra di Putin e tu ottenga il tuo petrolio via la Croazia”.
Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski, in un messaggio su X al suo omologo ungherese, Péter Szijjártó.
Summit
Seppellire gli obiettivi climatici, senza toccarli – I capi di Stato e di governo oggi avranno una lunga e difficile discussione al Consiglio europeo sulle politiche climatiche. Antonio Costa vuole proteggere gli obiettivi di riduzione delle emissioni contenuti nella proposta di Legge climatica, che prevede un taglio del 90 per cento entro il 2040, nonché la promessa della neutralità carbonio nel 2050. Ma la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato una serie di revisioni della legislazione sul Green deal che di fatto non permetteranno all’Ue di mantenere la parola data. Ma alcuni leader vogliono molto di più, sottolineando il costo elettorale del Green deal. ETS2, auto elettrica, crediti internazionali: tutto è rimesso in discussione sotto la sigla di “condizioni abilitanti” anche se in realtà si tratta di “condizioni disabilitanti” l’azione climatica. Un esempio: la bozza di conclusione chiede alla Commissione di rivedere il quadro di attuazione del sistema di scambio di emissioni ETS2 che dovrebbe entrare in funzione nel 2027, imponendo una tassa sul carburante e sul riscaldamento. Per alcuni Stati membri questo deve significare almeno un rinvio, se non la morte di ETS2.
Alla ricerca di un’architettura per il prestito all’Ucraina con gli attivi russi – Uno dei temi più complicati del Consiglio europeo di oggi sarà l’architettura della proposta della Commissione di usare gli attivi russi sovrani immobilizzati per un prestito di riparazione da 140 miliardi all’Ucraina. Gli ambasciatori non hanno trovato un accordo prima del vertice. Ci sono almeno quattro punti da risolvere. Il primo tocca tutti gli Stati membri e le loro finanze pubbliche. “Qual è la natura delle garanzie che gli Stati membri devono dare e come possono essere garantite dal margine del bilancio dell’Ue?”, ci ha detto ieri un diplomatico. Il secondo tocca il Belgio, dove gli attivi russi sono immobilizzati. “Va fatta una valutazione dei rischi e delle passività. Il Belgio ha un trattato di investimenti con la Russia. Cosa succede se la Russia apre un contenzioso?”. Terzo problema: dove spendere i fondi del prestito? La Francia chiede il “Buy Europan” per gli acquisti di armi. “Ci piacerebbe”, ma “ci sono cose che l’Europa non è in grado di produrre nel breve periodo”, ha spiegato il diplomatico, il cui paese “non vuole mettere troppa preferenza europea. Se l’obiettivo è permettere agli ucraini di combattere, bisogna tenerla aperta”. Quarto problema: come trattare il caso dei tre paesi neutrali che hanno limiti costituzionali che impediscono di finanziare l’acquisto di armi. Il diplomatico è convinto che tutti i problemi saranno “risolti” per arrivare a un accordo formale entro la fine dell’anno sul prestito. Un tema è scomparso dai problemi: l’unanimità per rinnovare le sanzioni che mantengono gli attivi sovrani russi immobilizzati.
Fico toglie il veto al diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia – Il primo ministro slovacco, Robert Fico, ieri ha annunciato l’intenzione di togliere il veto al diciannovesimo pacchetto di sanzioni dell’Ue contro la Russia, aprendo la strada alla sua approvazione formale probabilmente già oggi per procedura scritta. La decisione era attesa. Fico aveva chiesto alla Commissione delle rassicurazioni sul settore dell’automobile nella transizione climatica, sul sistema ETS2 e sui prezzi dell’energia. La presidente Ursula von der Leyen ha inviato una lettera con cui segnala diverse concessioni. Il Consiglio europeo oggi adotterà conclusioni che mettono in dubbio alcuni dei provvedimenti del Green deal adottati dalla scorsa settimana. Fico ha rivendicato l’uso del veto sulle sanzioni alla Russia come “un buono strumento per i negoziati” su temi completamente slegati.
Orban assente sull’Ucraina, Zelensky presente – Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, non sarà presente al Consiglio europeo fino al pomeriggio di oggi, perché ha deciso di restare in Ungheria per la commemorazione della rivoluzione del 1956. Il sollevamento degli ungheresi fu schiacciato dai carri armati sovietici. Ma Orban ha scelto di dimenticare il ruolo di Mosca nelle repressioni dei popoli europei e della sovranità dei loro paesi, preferendo allinearsi al Cremlino nella guerra di aggressione contro l’Ucraina. Il premier ungherese non parteciperà dunque alla discussione dei capi di Stato e di governo sull’Ucraina. Ha scelto di farsi rappresentare dal premier slovacco, Robert Fico. Chi sarà presente fisicamente al vertice è il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. “Discuteremo di come sostenere ulteriormente l’Ucraina mentre affronta la guerra di aggressione della Russia. Il nostro impegno è incrollabile. La nostra rotta è chiara. Continueremo ad aumentare la pressione sulla Russia, rafforzando al contempo l’Ucraina nel perseguimento della pace”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Sempre che Orban lo consenta. Malgrado la sua assenza nel dibattito sull’Ucraina, il Consiglio europeo sarà costretto nuovamente ad adottare conclusioni a ventisei per il dissenso strategico di Orban.
Guerre commerciali
Usare lo strumento anti-coercizione contro la Cina? - Una frase della bozza di conclusioni del Consiglio europeo lascia intravedere la volontà di alcuni Stati membri di adottare una posizione più dura nei confronti della Cina, dopo la decisione di Pechino di limitare l’esportazione di terre rare che sta compromettendo la produzione di alcune industrie in Europa. “Al fine di contrastare le pratiche commerciali sleali, il Consiglio europeo invita la Commissione a fare pieno uso degli strumenti di sicurezza economica dell’Ue”, dice la bozza di conclusioni del Consiglio europeo. La Commissione farà ricorso allo strumento anti-coercizione, il grande bazooka che Ursula von der Leyen non ha voluto usare nei negoziati sui dazi con Donald Trump? La presidente riconosce il problema. “Dobbiamo essere molto chiari nella determinazione che nessun paese dovrebbe avere la capacità di minare la nostra sicurezza economica”, ha detto ieri von der Leyen al Parlamento europea: “Una crisi nell’approvvigionamento di materie prime essenziali non è più un rischio remoto. È alle porte”. Tuttavia i suoi portavoce ieri hanno insistito che per il momento la Commissione preferisce la strada del dialogo con la Cina. Nessuno Stato membro al Consiglio lo ha chiesto formalmente. Nei prossimi giorni il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, incontrerà la sua controparte cinese Wang Yi.
Una lettera di Stati Uniti e Qatar minaccia l’Ue per le norme sulla sostenibilità – La Commissione ieri ha confermato di aver ricevuto una lettera da parte di Stati Uniti e Qatar che chiede di modificare le sue norme sulla rendicontazione sulla sostenibilità, perché mettono a rischio le relazioni commerciali, la crescita e la sicurezza energetica dell’Ue. La minaccia è appena velata. Nel mirino di Washington e Doha c’è la direttiva sulla due diligence CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), che impone alle grandi imprese di verificare il rispetto delle normative climatiche e dei diritti umani nelle loro catene di approvvigionamento. L’Amministrazione Trump minaccia di rimettere in discussione l’accordo sui dazi. “Oltre ai rischi diretti per la sicurezza energetica, la CSDDD minaccia anche di perturbare il commercio e gli investimenti in quasi tutte le economie partner dell’Ue. La sua attuazione potrebbe compromettere gli investimenti attuali e futuri, l’occupazione e il rispetto dei recenti accordi commerciali”, si legge nella lettera. I portavoce della Commissione hanno risposto che l’Ue sta già lavorando alla semplificazione della direttiva.
Parlamento europeo
La “coalizione Ursula” si rompe sull’Omnibus sostenibilità - Il Parlamento europeo ha sorprendentemente bocciato il mandato negoziale per la semplificazione di due importanti direttive sul diritto societario europeo: la Corporate Sustainability Reporting Directive e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive. Nonostante una maggioranza in commissione, sostenuta dal Partito Popolare Europeo (PPE), dai Socialisti & Progressisti (S&D) e da Renew Europe, la votazione in plenaria non è passata: 318 eurodeputati hanno respinto il mandato, 309 lo hanno sostenuto, 34 si sono astenuti e 58 non hanno partecipato al voto. Questo risultato solleva seri dubbi sulla stabilità della cosiddetta “Coalizione Ursula”, la piattaforma centrista formata da questi tre gruppi politici. La Commissione aveva proposto la semplificazione di queste due normative nel suo primo “Omnibus bill” lo scorso aprile. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha puntato il suo secondo mandato su un’agenda di semplificazione e riduzione della burocrazia. Tuttavia, la maggioranza necessaria a sostenerla è mancata mercoledì a Strasburgo. Diverse decine di deputati S&D hanno votato contro, ritenendo il testo di compromesso troppo debole. Il Parlamento proverà di nuovo il 13 novembre, durante la mini-plenaria di Bruxelles. Si prevede una dura battaglia per ulteriori emendamenti.
Sakharov
Due giornalisti perseguitati in Bielorussia e Georgia vincono il premio Sakharov – La Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo ieri ha assegnato il premio Sakharov 2025 per la Libertà di Pensiero ai giornalisti Andrzej Poczobut della Bielorussia e Mzia Amaglobeli della Georgia. “Il coraggio di questi giornalisti nel denunciare le ingiustizie, anche da dietro le sbarre, rappresenta un potente simbolo di libertà e democrazia”, ha detto la presidente, Roberta Metsola. La loro candidatura era stata avanzata congiuntamente dai gruppi del PPE e dell’ECR. Gli altri candidati finalisti erano i giornalisti e gli operatori umanitari in Palestina e gli studenti serbi. Poczobut e Amaglobeli “sono giornalisti attualmente in carcere con accuse infondate, semplicemente per aver svolto il loro lavoro e per aver denunciato l’ingiustizia”, ha ricordato Metsola. “Il loro coraggio li ha resi simboli della lotta per la libertà e la democrazia. Quest’Assemblea è al loro fianco e con tutti coloro che continuano a chiedere libertà”.
Sedie musicali
Il Comitato economico e sociale ha un nuovo presidente (vicino gli agricoltori) - L’irlandese Séamus Boland è stato eletto nuovo Presidente del Comitato economico e sociale europeo, la cui sessione inaugurale del nuovo mandato si terrà oggi con la presentazione del suo programma e videomessaggi di Ursula von der Leyen e Antonio Costa. Boland al di fuori del Comitato ricopre la carica di direttore generale di Irish Rural Link, una rete di organizzazioni e individui che sostiene le comunità rurali sostenibili. Le sue priorità saranno opportunità, sicurezza e resilienza. Il motto della nuova presidenza è “La società civile al centro dell’Europa”. Nel mandato 2025-30, il Comitato avrà il 36 per cento di nuovi membri, con un’età media scesa dai 59 ai 55 anni e il 39 per cento di donne.
France
Un saggio di Thierry Breton in occasione di un vertice dell’Eurozona - “A Bruxelles, durante le riunioni dell’Eurogruppo, c’erano due categorie di ministri: quelli che rispettavano i loro impegni in materia di debito e deficit e gli altri. Ai primi si dava ascolto, agli altri si chiedeva di presentare piani per rientrare nei parametri dei trattati”. L’ex commissario europeo Thierry Breton ricorda questa divisione tra “bravi” e “cattivi” allievi europei nel suo saggio “Les dix renoncements qui ont fait la France” (“Le diece rinunce che hanno fatto la Francia”), che escee oggi in libreria, lo stesso giorno di un vertice dell’Eurosummit. Una frecciata all’”Himalaya” del debito francese, che raggiunge il 115,6% del PIL, e al deficit pubblico al 5,4% del PIL. Ministro dell’Economia e delle Finanze dal 2005 al 2007, artefice di un risanamento dei conti pubblici francesi, Breton indica il responsabile dello slittamento: Nicolas Sarkozy. Breton racconta la riunione dell’Eurogruppo del 9 luglio 2007 a Bruxelles, quando i ministri delle Finanze dell’Eurozona videro arrivare il capo dello Stato per presentare a Christine Lagarde e per dichiarare che non si sentiva vincolato dalla traiettoria di riduzione del debito francese. La riunione fu turbolenta. “Questo episodio ha aumentato, e per molto tempo, la diffidenza dei nostri partner, esacerbato le tensioni franco-tedesche e suscitato preoccupazioni sulla coesione dell’Eurozona”. Un nuovo fallimento europeo della Francia dopo il rifiuto francese della Comunità Europea di Difesa (CED), sottolinea Breton.
Accade oggi
Consiglio europeo
Parlamento europeo: sessione plenaria a Strasburgo (dibattiti sulla direttiva sui media audiovisivi; la lotta alla violenza contro le donne; l’importanza dello screening contro i tumori, il cambio dell’ora)
Commissione: la commissaria Albuquerque a Roma, incontra il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta
Commissione: il commissario Hoekstra, interviene all’evento ‘A battery deal for Europe’
Comitato economico e sociale: sessione plenaria inaugurale del nuovo mandato
Eurostat: statistiche sulla povertà soggettiva nel 2024



