Trump ha piombato la Nato in una crisi esistenziale
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Trump ha piombato la Nato in una crisi esistenziale
Donald Trump ha spezzato il legame transatlantico. L'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord è entrata in una modalità utilitaristica, per interesse, per dare all'Europa il tempo di ricostruire le sue difese. Ma lo spirito della Nato è morto. Possiamo ancora usare il termine alleanza quando uno dei partner, il principale, interferisce nella vita politica dei suoi alleati con ricatti e quando un altro, l'Ungheria pro russa, parla di "frattura" tra pro-pace e pro-guerra? La Nato può ancora esistere quando gli Stati Uniti dicono di volersi annettere il Canada o invadere la Groenlandia, territorio della Danimarca? Il vertice dell'Aia del 24 e 25 giugno sarà un teatro d'ombre, un gioco mascherato, un summit di non detti per nascondere una situazione scomoda. C'è qualcosa di marcio all'interno dell'Alleanza Atlantica.
La Nato sta attraversando una crisi di fiducia, un dramma esistenziale. L'alleanza aveva seriamente vacillato durante il primo mandato di Donald Trump. Emmanuel Macron aveva parlato di "morte cerebrale" della Nato nel 2019 per denunciare l'accordo dato dagli Stati Uniti a un'operazione militare condotta dalla Turchia in Siria contro i combattenti curdi, alleati della coalizione internazionale contro l'organizzazione dello Stato islamico. La critica del presidente francese aveva allora scioccato molti alleati.
Sei anni dopo, Donald Trump è tornato alla Casa Bianca e questa volta ha preso direttamente di mira gli alleati. Ha iniziato con il suo vicino più prossimo, il Canada, giudicato incapace di assicurare la propria difesa e chiamato a integrarsi negli Stati Uniti come 51simo Stato. Donald Trump ha poi annunciato, per le stesse ragioni, la sua intenzione di prendere possesso della Groenlandia, territorio della Danimarca, invocando la sicurezza nazionale degli Stati Uniti perché il suo sottosuolo è ricco di materie prime e le rotte che la circondano fanno gola a Cina e Russia.
Donald Trump e il suo vicepresidente, JD Vance, non amano gli europei. Li considerano deboli e sostengono tutti coloro che vogliono indebolire il progetto europeo. Si sono apertamente intromessi nella politica interna e nei processi elettorali, prima nel Regno Unito, poi in Germania, in Romania e infine in Polonia. Ogni volta, l'amministrazione americana ha sostenuto partiti o candidati nazionalisti di estrema destra anti-europei, esortando gli elettori a dar loro il potere.
L'ingerenza più sfacciata è stata quella della segretaria alla Sicurezza interna, Kristi Noem, in Polonia, dove ha lanciato un ricatto sul mantenimento della presenza militare americana se Karol Nawrocki, il candidato nazionalista vicino al movimento MAGA di Donald Trump, non fosse stato eletto. La minaccia ha funzionato. Nawrocki è stato eletto presidente. Trump non ha nascosto la sua soddisfazione. "Un alleato di Trump vince in Polonia e sciocca tutti in Europa. Congratulazioni ai polacchi, avete scelto un vincitore", ha scritto il presidente americano in un messaggio sul suo social network Truth. "È stata un'ingerenza maggiore, ma nessuno ha osato dire nulla in Europa", si è indignato con noi un ex funzionario europeo.
Il disagio è reale, ma l'argomento non sarà affrontato dai ministri della Difesa dell'Alleanza giovedì a Bruxelles, durante la loro riunione per preparare il vertice dell'Aia. Perché questo mutismo? Risposta: perché gli alleati sono consapevoli della loro dipendenza dagli Stati Uniti ed è importante mantenere gli americani presenti in Europa il più a lungo possibile di fronte alle minacce della Russia. Il realismo prevale. Ma l'atmosfera è pessima, riconoscono diversi diplomatici europei dell'organizzazione. Tanto più che un altro alleato, il primo ministro ungherese, semina zizzania.
Sostenitore di Donald Trump, Viktor Orban fa il gioco anche di Vladimir Putin e cerca di mettere gli alleati l'uno contro l'altro. "La Nato è fratturata da un divario senza precedenti tra le forze pro-pace guidate da Trump e i leader pro-guerra di Bruxelles e Kyiv", ha dichiarato Orban. Per la prima volta nella storia dell'Alleanza, un leader considera alcuni degli alleati come nemici.
Come il suo predecessore, il nuovo segretario generale della Nato, l'olandese Mark Rutte, non dice nulla. L'Aia sarà il suo primo summit e non vuole rovinarlo. Deve la sua nomina alla sua capacità di gestire Donald Trump. Questo talento è reale. "Rutte ha un rapporto più o meno funzionale con Trump" e va d'accordo con i leader dei grandi paesi membri dell'Alleanza, sottolinea un diplomatico. L'obiettivo comune è di evitare un disastro all'Aia con un presidente americano ancora incapace di condannare la guerra condotta da Putin in Ucraina e tentato di "gettare Volodymyr Zelensky sotto l'autobus per passare ad altro"”, dice il diplomatico.
Rutte e gli alleati hanno optato per il metodo Coué, di autoconvincersi che tutto va bene, pur essendo tutti consapevoli della volontà degli Stati Uniti di disimpegnarsi dal continente. "Non abbiamo alcuna indicazione di un disimpegno americano in Europa", ha affermato Rutte in modo perentorio martedì a Vilnius, in risposta all'unica domanda posta al termine di un vertice del B-9 (Bulgaria, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca) e dei paesi nordici. "Gli Stati Uniti rimangono impegnati nella Nato e sull'articolo 5. Sono convinto che ci sarà una presenza militare convenzionale americana molto forte in Europa con l'ombrello nucleare", ha insistito Rutte.
Nascondere la realtà serve a guadagnare e tempo. "La revisione della postura di forza è in corso negli Stati Uniti e il verdetto cadrà dopo il vertice dell'Aia", ci ha spiegato un funzionario europeo dell'Alleanza. "Gli Stati Uniti si stanno preparando al ritiro", ha scritto il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, in un breve memo intitolato "Pax Europaea in breve". "La questione è sapere se questo ritiro sarà limitato, medio o forte. La speranza è che la questione non venga decisa in modo ideologico, perché non ci amano a Washington", sottolinea il funzionario.
Dentro la Nato gli europei si erano abituati a lasciare che gli americani pensassero e agissero al loro posto. Trump ha sconvolto tutto. Alcuni alleati hanno preso coscienza del disprezzo che ha per loro il presidente americano. Ma non tutti. Il vertice dell'Aia potrebbe suonare la sveglia. Trump ha richiesto agli alleati di portare le loro spese di difesa al 5 per cento del loro Pil. Sta emergendo un consenso per accettare lo sforzo. Trump potrà attribuirsi questo successo lusinghiero per il suo ego malmenato. Ma sarà una vittoria di Pirro se l'Europa, con questa decisione, affermerà la sua volontà di assumersi la responsabilità della propria difesa e di riarmarsi senza passare dagli Stati Uniti.
La frase
"Il tempo dell'esternalizzazione geopolitica è finito. Dobbiamo assumerci la responsabilità della nostra sicurezza".
La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola.
Geopolitica
L'Ucraina colpisce il ponte di Kerch per colpire il pilastro dell'impero – Dopo la straordinaria operazione con i droni per colpire gli aeroporti che ospitano i bombardieri strategici russi, ieri il Servizio di sicurezza dell'Ucraina ha annunciato di aver colpito per la terza volta dall'inizio della guerra il ponte di Kerch che collega la Crimea alla Russia. Le autorità ucraine hanno fatto circolare il video di un'esplosione avvenuta vicino a uno dei piloni del ponte, avvenuta alle 04h44, rivendicando di aver piazzato 1.100 chilogrammi di esplosivo sott'acqua. “L'operazione è durata diversi mesi”, ha spiegato il SBU: "Il ponte di Crimea è un obiettivo assolutamente legittimo" in quanto si trova su un territorio annesso illegalmente e viene usato per trasportare materiale militare, ha ricordato il capo del SBU, Vasil Maliuk. "La Crimea è Ucraina e ogni forma di occupazione riceverà una risposta ferma da parte nostra", ha concluso Maliuk. Il presidente del Parlamento ucraino, Ruslan Stefanchuk, ha commentato così l'operazione: “Ogni impero ha il suo pilastro. Poi un crack. E un altro. E poi l'impero cade”. Mostrare i costi della guerra di Putin basterà per spingere l'elite russa a ribellarsi al loro leader sul proseguimento del conflitto?
I Paesi Bassi donano 3 milioni di euro a Radio Free Europe – Il governo olandese ieri ha annunciato la donazione di 3 milione di euro per consentire a Radio Free Europe/Radio Liberty di continuare a operare, dopo i tagli improvvisi ai suoi finanziamenti decisi dall'Amministrazione Trump. “Radio Free Europe svolge un ruolo importante nel giornalismo indipendente dall'Europa orientale all'Asia: “Si contrappone alla propaganda e alla disinformazione russa e promuove la libertà di stampa”, ha spiegato il ministro degli Esteri, Caspar Veldkamp. “Con questa donazione i Paesi Bassi vogliono promuovere la libertà dei media e i valori democratici nei paesi in cui opera Radio Free Europe”. I Paesi Bassi sono tra i firmatari di un'iniziativa lanciata dalla Repubblica ceca per far sopravvivere Radio Free Europe. Anche la Svezia nelle scorse settimane ha annunciato una donazione di 2 milioni di euro. L'Alto rappresentante dell'Ue, Kaja Kallas, a fine maggio ha detto che la Commissione stanzierà 5,5 milioni di euro.
Riarmo
Friedriksen dichiara finita l'era dei frugali – Il primo ministro danese, Mette Frederiksen, ieri ha dichiarato finita l'era dei paesi frugali, nel momento in cui la Danimarca e gli altri paesi europei sono costretti a una corsa al riarmo per affrontare la doppia sfida del disimpegno degli Stati Uniti dalla sicurezza europea e dalla minaccia posta dalla Russia. “L'ultima volta abbiamo avuto un ruolo leader nei 'Frugal Four'. La prossima volta avremo un ruolo leader in un altro gruppo”, ha detto Frederiksen in una conferenza stampa con la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. “Saremo duri, ma essere parte del gruppo dei quattro frugali non è più il posto giusto per noi”, ha spiegato Frederiksen. La Danimarca dal primo luglio assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell'Ue. Toccherà a lei avviare i negoziati sulla proposta per il nuovo quadro finanziario pluriennale (il bilancio 2028-34 dell'Ue) che la Commissione presenterà a metà del prossimo mese. In passato la Danimarca si era sempre schierata contro un aumento delle risorse dell'Ue. “Le cose sono cambiate, il mondo sta cambiando rapidamente e dobbiamo trovare le risposte giuste a tutte le sfide che abbiamo davanti. Per me, la cosa più importante è riarmare l'Europa", ha detto Frederiksen: “Se l'Europa non è in grado di proteggersi e di difendersi, a un certo punto arriveremo al 'game over'". Secondo Metsola, la Danimarca ha “compreso” la sfida della sicurezza “sarà perfettamente posizionata per far progredire l'Europa”.
Kubilius invita a prepararsi ai droni russi – Il commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, ieri ha lanciato l'allarme sulla minaccia per l'Ue di “milioni di droni” russi che potrebbero colpire il suo territorio in caso di attacco da parte di Mosca. “"Quando i nostri servizi di intelligence ci avvertono e prevedono che la Russia potrebbe testare l'articolo 5 della Nato nei prossimi tre o cinque anni, la domanda per me è molto chiara. Siamo pronti ad affrontare un esercito russo con milioni di droni collaudati?", ha detto Kubilius in un discorso alla conferenza “Re-immaginare la difesa europea” all'Aia. "I numeri sono molto, molto chiari. L'80 per cento degli obiettivi viene colpito dai droni. Sia gli ucraini che i russi in prima linea sono in grado di creare quella che qualcuno chiama la valle della morte: una zona di 15 chilometri in cui nessuno può muoversi e in cui, come dicono gli ucraini, un carro armato tradizionale sopravvive sei minuti", ha aggiunto. I sistemi anti-droni sono tra quelli considerati prioritari dalla Commissione, che potranno beneficiare degli acquisti congiunti previsti dal programma di prestito SAFE.
Guerra commerciale
Primi negoziati costruttivi con gli Stati Uniti – Il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, oggi incontrerà a Parigi una delle sue controparti americane, il Rappresentante per il Commercio, Jamieson Greer. Dopo aver criticato l'aumento dei dazi su alluminio e acciaio dal 25 al 50 per cento lunedì, ieri la Commissione ha mostrato segnali di ottimismo. “Dopo la chiamata tra la presidente von der Leyen e Trump entrambe le parti hanno concordato di accelerare i colloqui. Ci sono stati incontri a livello tecnico a Washington. Il primo giorno di colloquio mi è stato descritto come molto costruttivo”, ha detto il portavoce della Commissione, Olof Gill.
Paesi Bassi
Wilders stacca la spina al governo più di destra e anti immigrazione della storia olandese - Nei Paesi Bassi il leader di estrema destra, Geert Wilders, ieri ha deciso di staccare la spina al governo di cui era il principale azionista, aprendo le porte a possibili elezioni che potrebbero essere vinte dalla coalizione tra laburisti e verdi guidata da Frans Timmermans. La ragione? Ufficialmente il rifiuto degli alleati di coalizione di Wilders di firmare nuovi impegni per un'ulteriore stretta migratoria, oltre a quella già concordata nel programma di governo. In realtà la caduta nei sondaggi del suo Pvv, il Partito per la Libertà, che dopo aver vinto le elezioni del novembre del 2023 e 11 mesi di governo, ha visto evaporare il suo consenso. La scorsa settimana, dopo mesi di cali nei sondaggi, aveva presentato un piano in 10 punti sull'immigrazione e l'asilo per modificare l'accordo di governo (considerato già il programma più duro contro i migranti mai messo in opera nei Paesi Bassi e contrario al diritto dell'Ue). Tra le misure chieste c'erano controlli dell'esercito alle frontiere, chiusure di centri per rifugiati e deportazioni di rifugiati siriani. Nel fine settimana, Wilders aveva inviato un ultimatum: o gli altri membri firmavano, oppure se ne sarebbe andato. Ieri mattina ha dato seguito alla sua minaccia, dicendo di voler diventare lui il primo ministro.
La scommessa azzardata di Wilders - Il primo ministro, Dick Schoof, ha definito “irresponsabile e non necessaria” la scelta di Wilders di far cadere il governo. Schoof festerà in carica per gli affari correnti, in attesa delle consultazioni che saranno condotte dal re. L'esito della crisi non è scontata. I partiti potrebbero cercare di formare una nuova coalizione. Ma gran parte degli analisti ritengono probabili elezioni anticipate, probabilmente dopo l'estate. La scommessa di Wilders è azzardata. I migranti continuano a rappresentare carburante elettorale. Ma altre crisi incombono, il trumpismo fa paura e l'elettorato olandese è diventato sempre più volatile. Come ha imparato lo stesso Wilders in passato - o l'ex leader del partito Nuovo contratto sociale, Pieter Omtzigt, l'altro vincitore delle elezioni del 2023 che si è ritirato dalla politica - basta un errore tattico per precipitare a cifre vicine allo zero. Per contro, la mossa di Wilders dimostra agli elettori olandesi che l'estrema destra non è pronta a governare in una coalizione, accettando i compromessi politici e i limiti legali di una democrazia multipartitica.
Timmermans è pronto a elezioni - “Siamo pronti”, ha detto Frans Timmermans, che guida la coalizione tra laburisti e verdi all'opposizione. “Impotenza, divisioni e litigi hanno caratterizzato il governo Wilders-Yesilgöz”, ha spiegato Timmermans: “Il nostro paese è in stallo e i problemi non vengono affrontati. I Paesi Bassi meritano un governo che unisca i cittadini e lavori su soluzioni concrete. E' tempo di elezioni”. L'alleanza di Timmermans è testa a testa nei sondaggi con il Pvv di Wilders, precipitato dai 37 seggi del novembre 2023 a 31. Durante la formazione del governo Schoof, a inizio 2024, alcuni sondaggi attribuivano a Wilders anche più di 50 seggi sui 150 della Camera bassa. In un anno e mezzo il panorama politico è nuovamente cambiato nei Paesi Bassi, con un ritorno degli elettori verso i partiti tradizionali. I liberali conservatori del Vvd, grandi perdenti del 2023 dopo il lungo regno di 14 anni del loro ex premier Mark Rutte, sono subito dietro con 28 seggi. I cristiano-democratici della Cda e i liberali di sinistra dei D66 sono vicini alla loro media degli ultimi quindici anni. I partiti anti-establishment - il Nuovo contratto sociale e il Movimento civico contadino – sono praticamente scomparsi.
Polonia
Nawrocki vuole un'Ue di Stati sovrani e valori cristiani – Karol Nawrocki non ha aspettato il suo insediamento come nuovo presidente della Polonia per inviare il suo primo messaggio all'Unione europea. Rispondendo su X alle congratulazioni della presidente della Commissione, il futuro presidente polacco ha detto di aver apprezzato il suo messaggio e di volere cooperare per il successo dell'Ue. Ma l'Unione – ai suoi occhi – deve essere “una comunità di stati sovrani, indipendenti. La nostra eredità europea deve essere sempre basata sulla fiducia reciproca, il rispetto per la sovranità nazionale e i valori cristiani”, ha scritto Nawrocki.
Stato di diritto
Un esposto alla Commissione contro Fico per violazione dello Stato di diritto - The Good Lobby Profs ieri ha annunciato di aver presentato un esposto ufficiale alla Commissione ai sensi del regolamento sulla condizionalità dello Stato di diritto, sollecitando un'azione immediata in risposta alle violazioni sistematiche e prolungate da parte del governo di Robert Fico in Slovacchia. Secondo l'esposto, dal suo insediamento Fico ha messo in opera attuato radicali cambiamenti legislativi e istituzionali che equivalgono a uno smantellamento strutturale dei pesi e contrappesi democratici in Slovacchia, indebolendo in modo significativo l'indipendenza della giustizia, i meccanismi anticorruzione, la libertà dei media, l'autonomia della società civile e l'integrità del processo legislativo. "La Commissione europea deve agire ora per prevenire danni irreversibili allo Stato di diritto e per proteggere l'integrità finanziaria dell'Unione", ha detto Raphael Oidtmann di The Good Lobby Profs, un'iniziativa che raggruppa oltre 60 accademici per monitorare il rispetto dello stato di diritto delle istituzioni nazionali ed europee.
Accade oggi
Commissione: conferenza stampa dei vicepresidenti Minzatu e Dombrovskis sul pacchetto economico di primavera
Commissione: conferenza stampa del vicepresidente Fitto e Dombrovskis sullo Strumento di ripresa e resilienza nel 2026
Commissione: conferenza stampa del commissario Brunner e del vicepresidente ucraino Oleksiy Chernyshov sulla protezione temporanea degli ucraini
Commissione: conferenza stampa dei commissari Ribera e Roswall sul pacchetto di resilienza dell'acqua
Nato: conferenza stampa del segretario generale Rutte
Nato: riunione del gruppo Ramstein di sostegno all'Ucraina a Bruxelles
Consiglio di associazione Ue-Moldavia
Consiglio europeo: il presidente Costa incontra l’Ombudsman europea, Teresa Anjinho; il commissario Tzitzikostas; il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadera; il premier della Moldavia, Dorin Recean; il vicepresidente della Commissione Fitto
Commissione: il commissario Sefcovic a Parigi partecipa alla ministeriale G7 del Commercio
Commissione: la presidente von der Leyen riceve l’Ombudsman europea, Teresa Anjinho; interviene allo Stoa-G6 summit su Ricerca e innovazione
Parlamento europeo: la presidente Metsola interviene a una cerimonia di commemorazione delle vittime delle deportazioni di massa sovietiche e riceve una delegazione della Camera di commercio americana
Parlamento europeo: audizione alla commissione Libertà pubbliche del commissario alla Giustizia, Michael McGrath
Banca centrale europea: pubblicazione del rapporto di convergenza 2025
Eurostat: dati sui progressi dell'Ue sugli obiettivi di sviluppo sostenibile



L’ Unione Europea oggi somiglia sempre di più al re nudo della favola di Andersen.
Cerimonie,dichiarazioni solenni, tavoli di emergenza e summit a ventisette, ma il vestito non c’è più.
Eppure nessuno lo dice.
I cortigiani la vedono benissimo, la nudità, ma tutti fingono: per interesse, per lo stipendio, per il mestiere di gazzettieri,per comoda diplomazia.
C’è anche chi, forse in buona fede, continua a credere nell’ utopia della regalità, nell’idea di un’Europa unita, giusta, democratica.
Poi è arrivato Trump.
Che non è certo un bambino innocente, ma ha fatto – brutalmente – ciò che nella fiaba fa il bambino:
ha detto ad alta voce quello che tutti pensavano e nessuno osava dire.
Che l’Europa non conta, che la NATO senza gli USA è un guscio vuoto, che i Paesi europei da soli non si difendono, non decidono, non pagano.
E il re, a quel punto, ha continuato a camminare. Nudo. Fingendo che tutto andasse bene.
Ma il problema non è Trump. Il problema è se noi europei vogliamo ancora credere nella favola. O iniziare a scriverne un’altra.