Vertice europeo: Vivi e lascia morire
Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
Nell’analisi del giorno, Christian spiega che i leader europei non hanno diritto all’errore sull’Ucraina nel vertice che si apre oggi a Bruxelles. Pasticciato, forse in ritardo di qualche giorno, un accordo per il finanziamento di Kyiv sarà trovato. In fondo è così che funziona l’Ue. Vale anche per il Mercosur.
Nelle brevi del giorno raccontiamo i retroscena dei negoziati sul prestito di riparazione per l’Ucraina: uso di attivi sovrani russi o prestito comune dell’Ue? La questione ha riaperto la frattura tra paesi frugali e paesi indebitati. Giorgia Meloni ha rifiutato la firma sull’accordo sul Mercosur e sarà sotto pressione al vertice per evitare un fallimento geoeconomico dell’Ue. Nel frattempo, in tutta discrezione, il Regno Unito ha deciso di rientrare nell’Erasmus.
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Vertice europeo: Vivi e lascia morire
Di Christian Spillmann
Gli europei daranno ragione a Donald Trump sulla loro incapacità di decidere e sul declino della loro Unione, oppure riusciranno a superare le divisioni, spezzare le catene e affermare finalmente la loro forza, mobilitando il resto del mondo contro le ambizioni dei giganti americano, russo e cinese? “Live and let die”. Vivi e lascia morire: lasciare indietro chi non vuole più l’Unione. È questo ciò che è in gioco nel vertice di oggi a Bruxelles.
C’è molto da guadagnare. Finanziare l’Ucraina per indebolire la Russia. Concludere un accordo con il Mercosur per allentare le dipendenze dell’Europa. Ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti dopo quello che molti considerano un tradimento. Il fallimento è possibile, ma non sarà perdonato. Il presidente italiano, Sergio Mattarella, ha colto nel segno: “È chiaro che è in corso un’operazione diretta contro il campo occidentale, che mira ad allontanare le democrazie dai propri valori e a separare i destini delle nazioni. Non c’è spazio per distrazioni, né per errori”.
Un naufragio al Consiglio europeo è previsto. I leader arrivano divisi e irritati. Tre di loro - l’ungherese Viktor Orbán, lo slovacco Robert Fico e il ceco Andrej Babiš - rifiutano di sostenere l’Ucraina, il tema centrale del vertice e quello sul quale si attende una decisione. Il belga Bart De Wever è sotto pressione. Detiene la chiave del caveau che custodisce gli attivi della Banca centrale russa congelati in Belgio, necessari per finanziare il cosiddetto “prestito di riparazione” per l’Ucraina. De Wever teme le conseguenze finanziarie di un loro utilizzo.
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, è pronto a isolare i contrari ricorrendo a un voto a maggioranza qualificata. Il presidente francese, Emmanuel Macron, e la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, si oppongono a questa forzatura, sostenendo che potrebbe spaccare l’Unione. Merz è anche frustrato con Parigi e Roma sul Mercosur. Entrambe vogliono rinviare la firma dell’Ue sull’accordo commerciale per calmare gli agricoltori, attesi oggi in massa a Bruxelles. I negoziati degli ultimi giorni non hanno sbloccato lo stallo. Merz vuole un voto per poter firmare il 20 dicembre. La Francia ha avvertito che voterà contro. Il clima è di scontro.
La Commissione europea porta parte della responsabilità. La sua presidente, Ursula von der Leyen, ha commesso un errore politico e strategico nel dicembre 2024 recandosi in Uruguay per forzare la conclusione dell’accordo, nonostante la forte opposizione in diversi Stati membri. Macron difficilmente affosserà un accordo sostenuto dalla maggioranza dei paesi dell’Ue, potenzialmente vantaggioso anche per la Francia. Parigi è soddisfatta del rafforzamento della clausola di salvaguardia approvata dal Parlamento europeo e attende l’attuazione delle misure promesse: tolleranza zero sui residui di pesticidi vietati e controlli più rigorosi alle frontiere sulle importazioni dal Mercosur. Serve tempo. Vale lo stesso per Meloni: firmare questa settimana sarebbe ancora “prematuro”. L’obiettivo della Commissione resta di firmare “entro la fine dell’anno”.
Von der Leyen ha commesso un altro errore, sottovalutando le preoccupazioni del Belgio sul prestito di riparazione, dato che la maggior parte degli attivi russi congelati si trova lì. “La proposta non era matura”, ammettono diversi diplomatici coinvolti nei negoziati. In ottobre, le sue spiegazioni non hanno convinto le capitali scettiche. Da allora sette paesi hanno espresso riserve sull’uso degli asset russi e chiedono alternative.
Eppure l’Ue ha una lunga tradizione di riuscire a evitare il disastro all’ultimo minuto. Consapevole della posta in gioco, il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha previsto due giorni di negoziati e avvertito che i leader non partiranno per Natale senza un accordo sul finanziamento dell’Ucraina. Un vertice straordinario resta possibile. Molti ricordano ancora il dicembre 2020, quando l’accordo commerciale post-Brexit con il Regno Unito fu concluso la vigilia di Natale e firmato pochi giorni dopo.
L’Ue ha già dimostrato di essere in grado di aggirare l’ostruzionismo e il formalismo delle regole. Un voto a maggioranza qualificata, basato sulle disposizioni d’emergenza previste dai trattati, è stato utilizzato per immobilizzare gli attivi russi fino alla fine della guerra. Orbán è ancora furioso per essere stato marginalizzato e privato del suo veto. Ma la realtà è che l’Ue funziona da mesi a 26. La ricerca del consenso la paralizza; aggirare gli ostacoli è diventato necessario. Il Regno Unito ha votato per uscire. Orbán, al contrario, non ha il coraggio di proporre una scelta simile ai suoi elettori.
Il sostegno all’Ucraina è al tempo stesso un motivo di orgoglio e un obbligo. La necessità di sostenere Kyiv per garantire la sicurezza dell’Europa ha plasmato la politica europea di appeasement verso Trump, inducendo gli europei ad accettare diktat americani su dazi, sulla regolazione dei mercati digitali, sul riarmo, sugli approvvigionamenti energetici e sugli investimenti all’estero. Un accordo squilibrato sui dazi non ha dato risultati. Lo schiaffo di Trump ha però risvegliato la Germania e parte dell’Europa. Come sostiene il politologo francese Nicolas Tenzer: “I finti negoziati su un piano di pace non sono altro che un circo pietoso pensato per rinviare l’unica cosa che conta davvero (…). Gli europei, ciechi di fronte alla propria forza, non avrebbero mai dovuto entrare in questo gioco russo-americano”.
“L’Europa ha i muscoli, ma sono incatenati”, afferma un alto diplomatico dell’Ue. “Potranno essere usati solo quando saranno allentate le dipendenze strategiche dagli Stati Uniti - per la difesa e l’Ucraina - e dalla Cina - per le terre rare”. E’ questa logica che è alla base sia del sostegno all’Ucraina sia la conclusione dell’accordo con il Mercosur. Trump ha abbandonato l’Ucraina e vuole disimpegnarsi dall’Europa.
I sostenitori di Kyiv devono mobilitare 71,7 miliardi di euro per il 2026 e 64 miliardi per il 2027 — 135,7 miliardi in due anni. La quota dell’Ue sarebbe di 90 miliardi. “Se il prestito di riparazione funziona, bene”, dice un negoziatore. “Se non funziona, ci sarà una soluzione temporanea, seguita da un diverso meccanismo finanziario”. Tra le opzioni figurano il debito comune dell’Ue e i contributi bilaterali. In un modo o nell’altro, l’Ucraina sarà finanziata. “Una soluzione si troverà — forse entro venerdì o sabato”.
L’Europa deve reinventarsi: ampliare le partnership, adottare sanzioni extraterritoriali sul modello americano, imporre una preferenza europea, condizionare gli investimenti ai trasferimenti tecnologici e prevedere clausole di uscita per evitare di importare nuovi Orbán. I dibattiti sono iniziati – ma lentamente. “Ci sono momenti di risveglio. ‘Domani ci renderemo indipendenti’. E poi tutto svanisce”, sospira un diplomatico con vent’anni di esperienza a Bruxelles. In realtà, gli europei restano i peggiori nemici della forza della loro Unione.
La frase
“La Russia garantirà la liberazione dei suoi territori storici con mezzi militari”.
Vladimir Putin.
Vertice
Zelensky al Consiglio europeo, chiede decisioni coraggiose – Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, sarà presente fisicamente al Consiglio europeo che si apre oggi a Bruxelles. “Sono necessarie decisioni di sicurezza e finanziarie, in particolare sugli asset russi, decisioni politiche. E c’è bisogno di coraggio da parte di tutti i nostri partner per vedere la verità, riconoscere la verità e agire di conseguenza”, ha detto ieri Zelensky in un videomessaggio. Il presidente ucraino ha avvertito che la Russia si sta preparando a un altro anno di guerra, dopo che Vladimir Putin ha detto di voler riconquistare tutte le terre “storiche” russe. “Oggi abbiamo sentito un altro segnale da Mosca che si sta preparando a fare del prossimo anno un anno di guerra”, ha detto Zelensky. “Gli obiettivi dell’operazione militare speciale saranno senza dubbio raggiunti”, ha detto Putin. “Preferiremmo raggiungere questo obiettivo ed eliminare le cause profonde del conflitto attraverso i canali diplomatici. Tuttavia, se la parte avversa e i suoi sostenitori stranieri rifiuteranno qualsiasi discussione sostanziale, la Russia garantirà la liberazione dei suoi territori storici con mezzi militari”, ha detto il presidente russo.
Von der Leyen rimette sul tavolo il debito Ue per l’Ucraina – A novembre Ursula von der Leyen aveva detto di non poter “concepire uno scenario in cui i contribuenti europei pagherebbero da soli il conto” del prestito di riparazione all’Ucraina. Ieri la presidente della Commissione è stata costretta a una marcia indietro di fronte alle difficoltà su un accordo sull’utilizzo degli attivi sovrani russi. A sorpresa, davanti al Parlamento europeo von der Leyen ha rimesso l’ipotesi di uno strumento di debito comune per finanziare l’Ucraina sul tavolo, malgrado il fatto che sia stata già constatata la mancanza dell’unanimità tra gli Stati membri che è necessaria per perseguire questa strada. “Ho proposto due diverse opzioni per questo Consiglio europeo, una basata sugli attivi e una basata sui prestiti dell’Ue. E dovremo decidere quale strada intraprendere, quale percorso intraprendere. Ma una cosa è molto, molto chiara: dobbiamo prendere la decisione di finanziare l’Ucraina per i prossimi due anni in questo Consiglio europeo”, ha detto von der Leyen. Un fallimento in vista sugli attivi sovrani russi? Le parole della presidente della Commissione, che avrebbe dovuto parlare al Parlamento europeo solo dell’uso di attivi russi, segnano un passo indietro.
Lagarde evoca il debito comune per l’Ucraina a maggioranza qualificata – Sono le difficoltà a superare le obiezioni del Belgio e di un grande paese come l’Italia, nonché i rischi per la stabilità finanziaria dell’Ue, ad avere riportato l’ipotesi del debito comune sul tavolo dei leader. E’ stata Christine Lagarde, che non è mai stata entusiasta dell’utilizzo degli attivi sovrani russi per i rischi reputazionali per la zona euro, nonché gli effetti sul sistema finanziario, ad evocare la possibilità di creare uno strumento di debito comune con un voto a maggioranza qualificata. In una cena dei ministri delle Finanze dell’Ue giovedì 11 dicembre, la presidente della Bce ha sottolineato che l’articolo 122, che prevede poteri emergenziali in caso di crisi economica ed è stato usato per immobilizzare gli attivi russi a tempo indeterminato, potrebbe essere usato anche per il debito comune. “Se potete usare l’articolo 122 in una decisione sul regime delle sanzioni, allora sicuramente potete usarlo per emettere debito”, ha detto Lagarde, secondo quanto riferito da diversi partecipanti alla cena. Fitch martedì ha abbassato le prospettive di rating di Euroclear, la società belga che detiene 185 miliardi di euro di attivi russi, citando l’operazione che sta preparando l’Ue. “Se viene messa in dubbio la credibilità di un’istituzione finanziaria come Euroclear, nessuno è al riparo, ancor meno i paesi ad alto debito”, ci ha detto un diplomatico.
Merz insiste per l’uso degli attivi russi per mettere la pressione su Putin – “La pressione su Putin deve intensificarsi ulteriormente per convincerlo a negoziare seriamente, ed è per questo che abbiamo bisogno della decisione dei capi di Stato e di governo europei”, ha detto ieri il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, davanti al Bundestag, insistendo sull’utilizzo degli attivi sovrani russi immobilizzati per un prestito di riparazione. “Si tratta, ovviamente, di aiutare l’Ucraina, ma anche di inviare un chiaro segnale alla Russia: useremo i mezzi a nostra disposizione per porre fine a questa guerra il più rapidamente possibile”, ha detto Merz. “Se non ci riusciamo, la capacità di agire dell’Unione Europea sarà gravemente compromessa per anni, e anche più a lungo. E dimostreremmo al mondo che siamo incapaci di unirci e agire in un momento così cruciale della nostra storia”, ha avvertito Merz.
La vecchia frattura tra paesi frugali e paesi indebitati a spese dell’Ucraina – Nel conflitto interno all’Ue sulla soluzione per il finanziamento dell’Ucraina è riemersa la vecchia frattura tra i paesi frugali e quelli indebitati sul debito comune europeo. Germania, Paesi Bassi e paesi nordici da un lato. Italia, Belgio e Francia dall’altro. “La vera contrapposizione è tra chi è contrario a modelli basati sul debito comune e chi è favorevole”, ci ha detto un diplomatico di uno dei paesi indebitati. “Non è un caso che i più forti sostenitori dell’uso di attivi russi sono i tedeschi, gli olandesi e tutti i frugali. C’è una coincidenza perfetta della composizione dei gruppi”, ha aggiunto. Ursula von der Leyen è accusata di aver giocato per la Germania. “Sicuramente c’è stata una grossa carenza da parte della Commissione, che ha presentato tre opzioni, ne ha scartate subito due e si è focalizzata su una”, spiega il nostro interlocutore. La Commissione avrebbe dovuto “cercare soluzioni alternative, come fu fatto durante la crisi dell’euro”.
Orban rivendica una vittoria, gli ucraini accusano gli americani di pressioni sull’Ue – “Abbiamo ottenuto una vittoria, perché questa mattina la presidente della Commissione ha annunciato di aver ceduto e che non metterà nemmeno sul tavolo la questione degli attivi russi”, ha detto il primo ministro ungherese, Viktor Orban, ieri. “I negoziati dietro le quinte e le battaglie hanno portato a risultati”, ha aggiunto Orban. Avrà interpretato in modo corretto le parole di Ursula von der Leyen? In realtà, la presidente della Commissione ha menzionato anche gli attivi russi. Nel frattempo, un alto funzionario ucraino ha detto all’Afp che l’amministrazione americana di Donald Trump sta “facendo pressione” sui paesi europei affinché “rinuncino all’idea” di utilizzare gli attivi sovrani russi, sottolineando che “sette paesi non sostengono già pubblicamente questa idea”.
Orban tradisce l’Ue con Putin e minaccia di ritirare gli attivi ungheresi dal Belgio – Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, ha compiuto due gesti senza precedenti, ampliando la frattura con il resto dell’Ue sull’Ucraina. Orban ha rivelato di aver scritto una lettera a Vladimir Putin per chiedergli se ci saranno misure contro i paesi che sostengono l’uso degli attivi sovrani russi per finanziare l’Ucraina. “Ho ricevuto una risposta, che dice che ci sarà una risposta forte, usando tutti gli strumenti del diritto internazionale e che prenderà in conto la posizione di ciascuno Stato membro individuale dell’Unione. Di conseguenza, noi ungheresi ci siamo protetti”, ha detto Orban ai giornalisti sull’aereo verso Bruxelles. L’Ungheria ha votato contro l’immobilizzazione a tempo indeterminato degli attivi russi. Il primo ministro ha anche rivelato di aver incaricato il suo ministro delle Finanze e il governatore della Banca centrale ungherese di elaborare piani per poter ritirare le riserve ungheresi in valuta estera depositate in Belgio nel caso in cui gli attivi russi saranno utilizzati. “Se questa decisione verrà presa, dovranno immediatamente presentare una proposta al governo su come dovremmo pensare alla collocazione sicura delle riserve valutarie ungheresi in tali circostanze”, ha detto Orban.
Guerre commerciali
Meloni affonda il Mercosur (in attesa del vertice) – Gli occhi di Bruxelles ieri erano puntati su Roma, dove Giorgia Meloni ha presentato la posizione dell’Italia in vista del Consiglio europeo davanti alla Camera. Oltre alle obiezioni (o i “chiarimenti”) sugli attivi russi a favore dell’Ucraina, Meloni ha confermato la sua opposizione alla firma già questa settimana dell’accordo di libero scambio con il Mercosur. Ursula von der Leyen ha previsto di volare a Brasilia domenica per la firma. L’Italia è decisiva per la maggioranza qualificata necessaria ad autorizzare la presidente della Commissione a firmare. “Riteniamo che firmare l’accordo nei prossimi giorni, come è stato ipotizzato, sia ancora prematuro”, ha detto Meloni. “Per noi è necessario attendere che il pacchetto di misure aggiuntive a tutela del settore agricolo sia perfezionato e - allo stesso tempo - illustrarlo e discuterlo con i nostri agricoltori. Questo non significa che l’Italia intenda bloccare o opporsi all’accordo nel suo complesso ma, come abbiamo sempre detto, intendiamo approvarlo solo nel momento in cui saranno incluse adeguate garanzie di reciprocità per il nostro settore agricolo”. Meloni si è detta “molto fiduciosa che con l’inizio del prossimo anno, tutte queste condizioni possano realizzarsi”.
Accordo sulle nuove salvaguardie, pressioni su Meloni – In un negoziato lampo tra la presidenza danese del Consiglio dell’Ue e il Parlamento europeo ieri è stato raggiunto un accordo tra le due istituzioni sulle salvaguardie per il settore agricolo nell’ambito dell’accordo con il Mercosur. Le soglie per far scattare le procedure per bloccare i prodotti agricoli sensibili sono state portate all’8 per cento di aumento delle importazioni dal Mercosur e 8 per cento di calo del prezzo sui mercati europei. Basterà questo a convincere Meloni a cambiare idea? Al Consiglio europeo il primo ministro europeo sarà sotto pressione per rinnegare la sua promessa di rinviare la firma all’inizio del 2026. Quasi sicuramente non oggi. Decine di migliaia di agricoltori sono attesi a Bruxelles con i loro trattori per protestare contro i tagli alla Politica agricola comune.
Soldi
La rivolta franco-italiana sulla “nego box” danese per il Quadro finanziario pluriennale – Un altro tema di discussione tra i leader al Consiglio europeo è il Quadro finanziario pluriennale. I negoziati condotti dalla presidenza danese dell’Ue non hanno prodotti i risultati sperati. I vecchi gruppi – frugali, amici della coesione, amici della politica agricola comune – si sono ricomposti, riducendo l’ambizione della Commissione in termini di modernizzazione del bilancio dell’Ue. La decisione all’ultimo momento della presidenza danese di inserire la possibilità di “rebate” – le compensazioni finanziarie per i principali contributori netti sul modello del “rebate” di cui aveva beneficiato per primo il Regno Unito – ha provocato una dura reazione da parte di Francia e Italia. “L’inserimento all’ultimo momento di queste frasi, in cui si dice che verrebbero continuati gli attuali meccanismi di correzione, ha squilibrato la “nego box” e ha contraddetto la narrazione dei frugali su modernizzazione e flessibilità”, ci ha detto un diplomatico. “Questa cosa ha sollevato una levata di scudi da parte della Francia, a cui l’Italia si è unita”. La “nego box” è la struttura generale del Quadro finanziario pluriennale. Il negoziato sulle cifre dei singoli capitoli è per il 2026.
Allargamento
Vertice Ue–Balcani occidentali (meno uno) - Alla vigilia del Consiglio europeo, alcuni dei 27 leader dell’Ue hanno incontrato i loro omologhi dei Balcani occidentali per fare il punto sul percorso verso l’adesione. Il Montenegro resta il paese più avanzato, con l’Albania subito dietro. “Diventa una prospettiva realistica che alcuni candidati siano pronti a concludere i negoziati in un futuro non troppo lontano”, ha commentato con cauto ottimismo un diplomatico dell’Ue. La Serbia, tuttavia, non sarà tra questi. A dimostrazione dei rapporti sempre più tesi con Bruxelles, il presidente Aleksandar Vučić ha disertato il vertice. Manca inoltre l’unanimità tra i 27 sulle conclusioni sull’allargamento che il Consiglio europeo avrebbe dovuto adottare oggi. L’Ungheria ha nuovamente respinto in modo netto qualsiasi riferimento positivo agli sforzi dell’Ucraina per aderire all’Ue in futuro. E manca anche la proposta della Commissione sulle riforme interne che l’Unione deve affrontare per far funzionare un’UE a 34 o più Stati membri. “Ci aspettiamo che la Commissione presenti la revisione delle politiche annunciata diversi mesi fa”, ha aggiunto il diplomatico europeo.
Post Brexit
Il Regno Unito rientra in Erasmus – A piccoli passi, uno alla volta, con grandi esitazioni, il Regno Unito sta rimettendo piede nelle strutture dell’Unione europea. La Commissione e il governo di Keir Starmer ieri hanno annunciato la conclusione dei negoziati per l’associazione del Regno Unito a Erasmus+, anche se solo a partire dal 2027. Il mitico programma di scambio di studenti era stato escluso dall’accordo post-Brexit, a causa dei costi a carico delle finanze pubbliche britanniche per accettare gli studenti dell’Ue. Nella dichiarazione congiunta pubblicata ieri si sottolinea che “i termini finanziari concordati di comune accordo, rappresentano un giusto equilibrio tra i contributi del Regno Unito e i benefici offerti dal programma”.
I prossimi passi per disfare la hard Brexit - Un altro passo esitante che dovrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi è il ritorno del Regno Unito nel mercato interno dell’elettricità dell’Ue. La Commissione e il governo Starmer hanno annunciato la conclusione dei colloqui esplorativi. I dettagli saranno resi noti nei prossimi giorni, prima di avviare i negoziati formali. “Una più stretta cooperazione in materia di elettricità porterebbe reali benefici alle imprese e ai consumatori in tutta Europa, stimolerebbe gli investimenti nei Mari del Nord e rafforzerebbe la sicurezza energetica”, hanno detto Bruxelles e Londra. I negoziati proseguono anche sulla partecipazione del Regno Unito al Programma di Esperienza per i Giovani, sull’istituzione di uno Spazio Sanitario e Fitosanitario Comune e sul collegamento dei Sistemi di Scambio di Emissioni.
Sedie musicali
Rigettato il ricorso di 405 ex deputati europei per il taglio del vitalizio integrativo - Un ricorso presentato da 405 ex deputati europei (e aventi diritto) contro la decisione del Parlamento europeo di dimezzare ‘importo dei vitalizi integrativi che erano garantiti da un Fondo pensioni in dissesto è stato rigettato ieri dal Tribunale dell’Ue. Il Fondo era stato istituito nel 1990, quando le pensioni degli europarlamentari erano a carico degli Stati membri, con notevoli disparità di trattamento. L’adesione era volontaria, ma dal 2000 il Fondo ha visto deteriorarsi la sua situazione economica e finanziaria costringendo il Parlamento europeo a dimezzare l’importo dei vitalizi nel 2023 e sopprimere la loro attualizzazione. Il Tribunale ha stabilito che la riduzione dell’importo non costituisce una violazione dei diritti acquisiti e che lo statuto del personale dell’Ue non prevede il diritto al mantenimento di un determinato importo pensionistico. In ogni caso - secondo i giudici di Lussemburgo - gli importi nominali non sono stati tagliati a un livello manifestamente irragionevole. Per i 405 ex deputati, il Tribunale non ha lasciato regali sotto l’albero di Natale.
Accade oggi
Consiglio europeo
Parlamento europeo: sessione plenaria a Strasburgo (dibattiti sul 30esimo anniversario accordi Dayton-Parigi; lo scudo per la democrazia; l’aumento degli attacchi contro giornalisti)
Corte Ue: sentenza sugli obblighi di Frontex nella protezione dei diritti; sentenza sulla legge danese anti-ghetto
Banca centrale europea: conferenza stampa della presidente Lagarde al termine del Consiglio dei governatori
Eurostat: produzione nel settore delle costruzioni a ottobre; dati sulla quota delle rinnovabili nel 2024; dati su migrazione e asilo in Europa nel 2025



